
A Sant’Elpidio a Mare ci sono gli occhi persi nel vuoto di un’anziana a tracciare i contorni di una giornata solcata dalla disperazione.
Perché tra taniche di benzina, un campionario (al limite del surreale) di suonerie di telefonini e una giustizia reclamata tra lacrime e manette, ieri a casa Marcantoni quella donna, Giuliana, malata di alzheimer, si è vista chiudere in faccia la sua vita.
Accanto a lei una famiglia schiacciata dall’usura, una famiglia lasciata sola a cercare di muovere una coltre satura di prevaricazioni, eretta con un perfetto sincronismo. Quella che abbiamo visto, tutti, è un’Italia che resiste ad un’illegalità multiforme e subdolamente agile. E ad un territorio silente. Perché, al di là di una mezza dozzina di giornalisti, di familiari stretti nel momento in cui il sipario è pronto a calare, di qualche vittima di usura arrivata per sostenere la battaglia di Antonella, Enzo e Maria, i “manifestanti” che ben pensano non si sono neanche avvicinati alle due abitazioni in via Galilea.
La prima esecuzione di sfratto è una sequele di smentite e contatti telefonici. L’unica certezza è che il Tribunale di Fermo quell’istanza di sospensione dei termini l’ha già rigettata.
L’ufficiale giudiziario, Carola Baldassarri, media con gli avvocati degli acquirenti dei due immobili e con Paolo Bocedi, presidente di Sos Italia Libera, vicino ai Marcantoni in questa battaglia. Lo stesso Bocedi mette in contatto la segretaria del Ministro Mastella con l’ufficiale.
La sospensione di 24 ore dello sfratto, il tempo necessario per il pronunciamento della Corte di Appello di Ancona, sembra già materializzarsi.
Tempestivo, e al di sotto di qualunque sospetto, giunge però il “richiamo” da Fermo. Si proceda all’esecuzione. Sono momenti concitati, che la stessa Baldassarri metterà nero su bianco nella sua relazione finale. I termini utilizzati sono di quelli che riecheggiano a lungo: “pressioni” e impossibilità di “operare autonomamente”.
Ci sono riscontri, nella relazione, anche dell’arresto di Enzo, ammanettato dai Carabinieri presenti (ben 8 i veicoli delle forze dell’ordine parcheggiati in prossimità delle abitazioni) dopo aver impugnato un paio di forbici e aver resistito. La delicatezza del momento ha poi suggerito al Maggiore Rinaldi di revocare il fermo.
Giuliana, stordita da un atmosfera che fatica a riconoscere, è già stata trasferita.
Per Antonella ed Enzo, in due distinti momenti del pomeriggio, si sceglie la via del Tso (trattamento sanitario obbligatorio). Le ambulanze, nonostante le proteste di una concitata Maria, si muoveranno alla volta dell’Ospedale “Murri”. A nulla varrà il tentativo di denunciare un (presunto) falso rilevamento di pressione arteriosa subito dalla figlia.
Resta da decidere in merito all’altra abitazione, residenza dei tre Marcantoni e di un’altra figlia, tenuta lontana sin dalla prima denuncia pubblica di Antonella.
Sul posto arriva finalmente il legale Marco Scalseggi. Ma per ora, da Ancona, di novità nemmeno l’ombra. Si ricomincia a trattare, quindi, prima che i sigilli vengano apposti all’ingresso. Novanta i giorni di tempo concessi dall’acquirente della seconda abitazione per riacquistare la casa.
Bocedi, stremato da una sconfitta inattesa, era tornato più volte a parlare di accesso al Fondo Antiusura. L’unica possibilità per i Marcantoni di recuperare quello che una giustizia pachidermica è stata capace di lacerare: il senso di legalità.
Le prossime settimane le vivranno in un monolocale di 43 metri quadrati, messo a disposizione del Comune elpidiense (a proposito di istituzioni, del commissario prefettizio Marisa Marchetti ieri nessuna notizia pervenuta…).
Difficile da parte loro, e non potrebbe essere diversamente, che si riesca a mettere un punto definitivo su di una storia traboccante di sintomi e guasti. Che ognuno di noi, tacitamente, si ostina a non vedere.