Tra puttanieri soli, disperatamente in cerca di ricongiungimento familiare, e condannati in via definitiva che decadono (finalmente!) dalla carica di parlamentari, ho scelto di riservare l’ultimo post del mese di luglio – salvo sorprese dell’ultimissima ora – ad Antonella Marcantoni. La sua storia, pregna di usura e malagiustizia, non fa più notizia. Tranne che per la redazione di ANTIMAFIAduemila (www.antimafiaduemila.com), che mi ha chiesto di riepilogare i fatti negli ultimi due numeri della rivista.
Avete voluto annientarmi, ridurmi al silenzio, strapparmi via tutto. In questa vita, mi sono rimaste due preziose facoltà: il pensiero e la parola. Mi riprendo la libertà di esprimermi. Questa lettera si rivolge a chi pensa spontaneamente e sa di riconoscersi nelle mie parole.
A chi pensa che ora che mi hanno cacciato, la mia storia sia chiusa, che io non sia più un caso interessante di cui si debba parlare.
A chi ha abusato della propria professione e del proprio ruolo sociale ed istituzionale per nascondere i reati, i criminali, per alterare la verità, per ridurmi sulla strada, per rinchiudermi.
A chi ha architettato il gran teatro del mio sfratto con tutto il proprio potere per cacciarmi via, usando la violenza fisica, morale e verbale.
Agli incompetenti che hanno firmato il mio trattamento sanitario obbligatorio per liberarsi di me in maniera aprioristica ed organizzata.
A chi nel giorno del mio sfratto ha insistentemente telefonato dal suo studio in Fermo per fare pressioni sull’ufficiale giudiziario, usando tutto il suo potere e tutte le minacce possibili affinché non ci fosse altra alternativa che ubbidire ai suoi ordini.
A chi ha stupidamente pensato che in 43 mq potesse vivere una famiglia di cinque persone. A chi pochi giorni prima dello sfratto ha giurato e spergiurato che ci fosse un appartamento libero pronto per noi, quando così non è neanche ora.
A chi si accorge solo ora che forse le aste giudiziarie sono prestabilite ed assegnate a priori, quando esistono carte che denunciano ciò da più di due anni e nessuno ha mai pensato di fare chiarezza su questo mondo marcio e viziato.
A chi ha ricevuto me o chi per me esibendosi in grandiosi monologhi da Ponzio Pilato, tradotti poi in azioni analoghe.
A chi non ha ricevuto me o chi per me, sbattendomi la porta in faccia perché la verità brucia. A chi povero diavolo è costretto a verbalizzare che gli asini volano, anche se per perspicacia naturale e spirito investigativo sa che non è vero.
A chi si è nascosto dietro parole come prescrizione, scadenza dei termini, a chi crede che un usuraio non possa essere perseguito.
A chi avendo la causa (il procedimento penale) e l’effetto (il procedimento civile) ha volutamente ignorato giocando con la mia vita come carta straccia, perché certe persone è meglio non toccarle. A chi da anni cerca di incastrare l’usuraio, ma se le proprie capacità tendono allo zero non può far altro che battersi il petto sui giornali per convincere di un impegno fittizio e superficiale.
A chi come consulente del Tribunale ha volutamente sbagliato il calcolo dell’interesse usuraio, infarcendo le carte di errori ed orrori e continuando a perseverare nella menzogna e nell’ignoranza, perché ha paura di mettersi contro chi è tanto potente ma non teme per nulla di sbattere una famiglia in mezzo ad una strada come conseguenza delle proprie menzogne.
A chi per pigrizia mentale e scarsa lungimiranza ha solo saputo respingere ed archiviare troppe volte. A chi ha minacciato i quotidiani ed i giornalisti che hanno osato scrivere di me.
A chi, pur non conoscendosi (casualità del destino…), ha inviato fax alle redazioni dei giornali nello stesso giorno, mese, anno per inventarsi fantasiose ricostruzioni dei fatti, per chiedere a gran voce una riabilitazione pubblica per una reputazione lercia.
A chi si è inventato una propria giurisprudenza per impedirci, allora che era possibile, il riacquisto della casa. A chi ha inserito nella lista dei debitori cani e porci, a chi ha speculato sui miei beni calcolando debiti inesistenti, tanto ci andava di mezzo solo la mia famiglia.
A chi ha usurato e ha continuato imperterrito dopo anni, trattenendosi assegni come garanzia delle sue prestazioni illecite per presentarli all’incasso nel momento opportuno.
A chi ha più proprietà immobiliari che clienti.
A chi pur essendo indagato per usura, associazione per delinquere, truffa aggravata, estorsione, rinviato a giudizio per usura, turbativa d’asta non è stato ancora sospeso dall’incarico di consulente tecnico del Tribunale.
A chi si è fatto pagare, oltre le prestazioni illecite, con cambiali intestate ad un arzilla madre anziana che pur avendo un’ educazione elementare firma con la simil calligrafia del figlio dottore.
A chi ha qualche vizietto di troppo ed ama fare la bella vita, sarà per questo che hanno cercato di zittirmi e non sanno lavorare: volete che ne parli?
A tutti voi io dico assassini!
E a te usuraio, solo ed unico che hai approfittato del lavoro altrui, della fatica onesta, a te che hai ridotto in schiavitù molti, a te che credi di essere un padreterno perché finora l’hai sempre fatta franca, a te che hai tolto la vita a troppe persone, a te che hai cresciuto una generazione di squali, a te che fai beneficenza con i soldi dei tuoi traffici illeciti, io ti dico quello che nessun tribunale vorrà mai dirti: criminale!
Ora agite legalmente contro di me, querelatemi, denunciatemi, certa che il Palazzo di Giustizia di Fermo saprà tramutare solo in questa occasione la verità in condanna.
Marcantoni Antonella







