A chi pensa

31 07 2007

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Tra puttanieri soli, disperatamente in cerca di ricongiungimento familiare, e condannati in via definitiva che decadono (finalmente!) dalla carica di parlamentari, ho scelto di riservare l’ultimo post del mese di luglio – salvo sorprese dell’ultimissima ora – ad Antonella Marcantoni. La sua storia, pregna di usura e malagiustizia, non fa più notizia. Tranne che per la redazione di ANTIMAFIAduemila (www.antimafiaduemila.com), che mi ha chiesto di riepilogare i fatti negli ultimi due numeri della rivista. 

Avete voluto annientarmi, ridurmi al silenzio, strapparmi via tutto. In questa vita, mi sono rimaste due preziose facoltà: il pensiero e la parola. Mi riprendo la libertà di esprimermi. Questa lettera si rivolge a chi pensa spontaneamente e sa di riconoscersi nelle mie parole. 

A chi pensa che ora che mi hanno cacciato, la mia storia sia chiusa, che io non sia più un caso interessante di cui si debba parlare.  

A chi ha abusato della propria professione e del proprio ruolo sociale ed istituzionale per nascondere i reati, i criminali, per alterare la verità, per ridurmi sulla strada, per rinchiudermi.  

A chi ha architettato il gran teatro del mio sfratto con tutto il proprio potere per cacciarmi via, usando la violenza fisica, morale e verbale.  

Agli incompetenti che hanno firmato il mio trattamento sanitario obbligatorio per liberarsi di me in maniera aprioristica ed organizzata.  

A chi nel giorno del mio sfratto ha insistentemente telefonato dal suo studio in Fermo per fare pressioni sull’ufficiale giudiziario, usando tutto il suo potere e tutte le minacce possibili affinché non ci fosse altra alternativa che ubbidire ai suoi ordini.  

A chi ha stupidamente pensato che in 43 mq potesse vivere una famiglia di cinque persone. A chi pochi giorni prima dello sfratto ha giurato e spergiurato che ci fosse un appartamento libero pronto per noi, quando così non è neanche ora.  

A chi si accorge solo ora che forse le aste giudiziarie sono prestabilite ed assegnate a priori, quando esistono carte che denunciano ciò da più di due anni e nessuno ha mai pensato di fare chiarezza su questo mondo marcio e viziato.  

A chi ha ricevuto me o chi per me esibendosi in grandiosi monologhi da Ponzio Pilato, tradotti poi in azioni analoghe.  

A chi non ha ricevuto me o chi per me, sbattendomi la porta in faccia perché la verità brucia. A chi povero diavolo è costretto a verbalizzare che gli asini volano, anche se per perspicacia naturale e spirito investigativo sa che non è vero.  

A chi si è nascosto dietro parole come prescrizione, scadenza dei termini, a chi crede che un usuraio non possa essere perseguito.  

A chi avendo la causa (il procedimento penale) e l’effetto (il procedimento civile) ha volutamente ignorato giocando con la mia vita come carta straccia, perché certe persone è meglio non toccarle.  A chi da anni cerca di incastrare l’usuraio, ma se le proprie capacità tendono allo zero non può far altro che battersi il petto sui giornali per convincere di un impegno fittizio e superficiale.  

A chi come consulente del Tribunale ha volutamente sbagliato il calcolo dell’interesse usuraio, infarcendo le carte di errori ed orrori e continuando a perseverare nella menzogna e nell’ignoranza, perché ha paura di mettersi contro chi è tanto potente ma non teme per nulla di sbattere una famiglia in mezzo ad una strada come conseguenza delle proprie menzogne.  

A chi per pigrizia mentale e scarsa lungimiranza ha solo saputo respingere ed archiviare troppe volte. A chi ha minacciato i quotidiani ed i giornalisti che hanno osato scrivere di me. 

A chi, pur non conoscendosi (casualità del destino…), ha inviato fax alle redazioni dei giornali nello stesso giorno, mese, anno per inventarsi fantasiose ricostruzioni dei fatti, per chiedere a gran voce una riabilitazione pubblica per una reputazione lercia.  

A chi si è inventato una propria giurisprudenza per impedirci, allora che era possibile, il riacquisto della casa.  A chi ha inserito nella lista dei debitori cani e porci, a chi ha speculato sui miei beni calcolando debiti inesistenti, tanto ci andava di mezzo solo la mia famiglia.  

A chi ha usurato e ha continuato imperterrito dopo anni, trattenendosi assegni come garanzia delle sue prestazioni illecite per presentarli all’incasso nel momento opportuno.  

A chi ha più proprietà immobiliari che clienti. 

A chi pur essendo indagato per usura, associazione per delinquere, truffa aggravata, estorsione, rinviato a giudizio per usura, turbativa d’asta non è stato ancora sospeso dall’incarico di consulente tecnico del Tribunale.  

A chi si è fatto pagare, oltre le prestazioni illecite, con cambiali intestate ad un arzilla madre anziana che pur avendo un’ educazione elementare firma con la simil calligrafia del figlio dottore.  

A chi ha qualche vizietto di troppo ed ama fare la bella vita, sarà per questo che hanno cercato di zittirmi e non sanno lavorare: volete che ne parli?  

A tutti voi io dico assassini!  

E a te usuraio, solo ed unico che hai approfittato del lavoro altrui, della fatica onesta, a te che hai ridotto in schiavitù molti, a te che credi di essere un padreterno perché finora l’hai sempre fatta franca, a te che hai tolto la vita a troppe persone, a te che hai cresciuto una generazione di squali, a te che fai beneficenza con i soldi dei tuoi traffici illeciti, io ti dico quello che nessun tribunale vorrà mai dirti: criminale!  

Ora agite legalmente contro di me, querelatemi, denunciatemi, certa che il Palazzo di Giustizia di Fermo saprà tramutare solo in questa occasione la verità in condanna.  

Marcantoni Antonella  





Una vita da precario

31 07 2007

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L’associazione Culturale “La Città in Comune” organizza mercoledì 1 agosto, alle ore 21.30 presso la Festa de l’Unità di Lido di Fermo, “Una vita da precario“, intervista a giovani lavoratori atipici. Conducono Maurizio Blasi e Andrea Braconi.

Partecipano, oltre a diversi lavoratori precari, anche Emilio Mandozzi, Assessore Provinciale Formazione e Lavoro, Alessandro Pompei, Responsabile Immigrati CGIL Fermo, e Alessandro Pertoldi, Segretario Provinciale CGIL Fermo.





Cari paesani

26 07 2007

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Questo comunicato stampa è online sul blog del giornalista e scrittore Oliviero Beha (www.behablog.it). Inutile sottolineare la mia piena condivisione in merito all’inadeguatezza dell’intervento del Presidente della Repubblica realtivo all’ordinanza del Gip Clementina Forleo sulle intercettazioni del caso Bnl-Unipol, che vede coinvolti esponenti politici di rilievo come Fassino e D’Alema. 

“Proviamo un forte senso di smarrimento, di sconcerto e di disappunto di fronte all’appello del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che chiama in causa pur senza farne il nome il Gip Clementina Forleo. In una Repubblica il cui Primo cittadino nonché anche Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, interviene pubblicamente a censurare l’ordinanza di un giudice, sta succedendo davvero qualcosa di molto strano. E certamente di inedito. Infatti una rapida visura di sessant’anni di vita costituzionale ci dice che l’episodio che ha visto protagonista Napolitano non ha precedenti di alcun tipo. Per non andare troppo indietro nel tempo, non riusciamo ad immaginarci il suo predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, fare appelli simili.

Affermare questo, dati alla mano,non significa affatto “schierarsi con qualcuno”, in questo caso con la Destra, come purtroppo viene artatamente proclamato nel solito derby mediatico italiano tra schieramenti nei fatti troppo spesso oggettivamente complementari, bensì stare dalla parte della realtà verificabile.

Dopo lo sdegno manifestato dal gruppo dirigente diessino perché nelle telefonate con Consorte gli intercettati sono D’Alema, Fassino e La Torre, dopo la indiretta solidarietà di Forza Italia (“Vi sta bene, quando toccava a noi esultavate”) e quella esplicita del premier Prodi, dopo la sortita “armata” del Ministro della Giustizia Mastella, dunque, anche il presidente della Repubblica è contro il Gip Forleo mentre le ordinanze di quest’ultima arrivano in Parlamento.

Forse non è inutile oggi rifarsi a una Costituzione citata spesso e strumentalmente a sproposito (art.3: “Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge”, quindi Consorte, Ricucci, Fiorani ma anche i parlamentari intercettati al telefono con loro) in attesa di sapere se una tardiva resipiscenza consiglierà l’Aula a concedere l’autorizzazione affinché la magistratura possa servirsi delle telefonate incriminate, magari anche soltanto per paura della cosiddetta “antipolitica” montante.

Nel frattempo questo Movimento invita i cittadini ad esprimersi sui siti (www.listacivicanazionale.it e www.repubblicadeicittadini.com) a partire dal caso Napolitano-Forleo su una questione così delicata come il rapporto tra politica e magistratura di cui è da anni pubblico docente Silvio Berlusconi, che evidentemente deve aver fatto clamorosamente scuola”. 

Oliviero Beha





Civiltà in cenere

25 07 2007

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Quello che state per leggere è un articolo di Giorgio Bocca pubblicato stamattina da Repubblica.it. Riassume un’emozione condivisa. Soprattutto sulla svalutazione del bene pubblico. 

Povere case circondate dalle fiamme, nuvole dense di fumo che assediano i centri abitati; il fuoco che lambisce le spiagge spingendo i bagnanti a cercare rifugio in mare, a farsi salvare dalle barche; gente disperata, esasperata, che attende per ore una risposta dei vigili del fuoco con il fazzoletto sulla bocca per riuscire a respirare un’aria piena di ceneri, tossica: qualcuno non ce l’ha fatta, ed è morto asfissiato prigioniero nella sua auto.

È stata una giornata terribile, campale quella di ieri: sugli schermi della tv scorrevano immagini che sembravano riprese a Beirut, ed invece era Peschici, sul Gargano. La protezione civile non ha mai fatto così tanti interventi aerei, oltre cento, sono bruciati migliaia di ettari di bosco, il monte Pollino arde come una immane torcia sulle arsure calabresi, il fuoco spinto dal vento divora il patrimonio di verde nel sud.  

Come ogni estate, più di ogni estate. E come ogni estate pubbliche autorità, servitori della Protezione civile, amministratori di comuni e di provincia gridano agli incendiari. Ma questo esercito di piromani, questa nazione di delinquenti pronti a tutto, anche a mandare arrosto donne e bambini alla fine della stagione della paura scompare, non ne resta traccia fra i boschi carbonizzati, il fumo stagnante e le braci ancora ardenti.

Quasi impossibile acciuffarli, se si eccettuano i due misteriosi immigrati che in Sicilia sarebbero stati sorpresi a incendiare dei cespugli rinsecchiti per un dolo che nessuno riesce a immaginare. Nell’ultimo anno, d’altronde, ne sono stati denunciati oltre quattrocento, ne sono stati arrestati appena una decina, ed è probabile che chi è stato preso in fragranza sia già stato liberato.

L’ingegner Bertolaso, capo della Protezione civile, si è scagliato contro l’esercito dei criminali che provocano sciagura e appiccano incendi: “È una guerra criminale, i roghi sono quasi tutti dolosi – ha detto – i piloti dei Canadair mi dicevano che spegnevano un focolaio e ne vedevano accendersi altri quattro altrove”. Non è forse vero che i delinquenti riescono a far soldi su tutto, anche sugli alberelli sparsi del Pollino? 

I piromani possono essere al servizio di grandi o miserabili speculazioni edilizie, possono incendiare un bosco in nome della propria riassunzione come operai dediti alla riforestazione: è accaduto più di una volta. Incendiari si può diventare per sbadataggine, menefreghismo, o perché il caos edilizio in cui la nostra città è cresciuta ci consente di tenere un deposito di bombole di gas tra gli sterpi, dove non dovrebbe essere. E basta una piccola scintilla ad avere un effetto devastante.

Sia dolo o incuria, sempre l’interesse particolare viene posto al di sopra di quello generale. La svalutazione del bene pubblico è arrivata alla sua massima ignominia, le strade di alcune grandi città coperte dall’immondizia che le autorità municipali non si occupano di trasportare altrove, o non vi riescono. Ma vi è altro e di peggiore dell’incuria ed è il vandalismo di massa. I giovanotti che lanciano sassi sulle automobili e quelli che sforacchiano con pistole e fucili i cartelli delle indicazioni stradali appartengono anche loro all’indomabile razza di bestioni che non sopportano discipline, l’esercito temuto di casseur, di gente che non solo rompe e guasta ma che lo fa con grandissimo gusto per cui non si può prevedere il tempo giusto della ragione e dell’educazione. Il mondo moderno è pieno di casseur di ritorno che arrivati dai deserti aridi e dalle notti buie spaccano le fontane e rompono le lampade. Si vede che il caldo dell’estate scatena tutti i casseur che girano per le nostre strade e sono milioni, molti pronti a uccidere chi li ha sorpassati in auto, o urtati in una folla figuriamoci cosa gli importa se una sigaretta accesa dà fuoco a un bosco e se qualche malcapitato ci brucia vivo.





I nuovi pirati

24 07 2007

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Un estratto dal diario di bordo della Goletta Verde di Legambiente, pubblicato nelle settimane precedenti da Repubblica.it. Giusto per ricordarvi (e ricordarmi) come viene gestito lo sviluppo del nostro territorio.

Goletta Verde ha consegnato nelle Marche ben due bandiere nere, quelle dei pirati, il vessillo che Legambiente riserva ad amministrazioni, politici, imprenditori e società private che si distinguono per gli arrembaggi a danno dell’ecosistema marino. A meritarsi il riconoscimento negativo ci sono l’Api di Falconara – per lo sversamento di idrocarburi in mare, avvenuto lo scorso 4 aprile – la regione Marche e il comune di Fermo che, per il ripascimento della costa, hanno prelevato oltre mezzo milione di metri cubi di sabbia a trentacinque miglia dalla costa.

L’aspetto stravangante di questa storia è che le parti si invertono. E i pirati non vengono più dal mare…





E’ il 19 luglio

19 07 2007

Trascrizione dell’intervista rilasciata da Paolo Borsellino il 19 Maggio 1992 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi e registrata quattro giorni prima dell’attentato di Capaci in cui fu ucciso Giovanni Falcone. Borsellino venne ucciso il 19 luglio.

Borsellino: Sì, Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche in periodo antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, e ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane. Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come “uomo d’onore” appartenente a Cosa Nostra.

Giornalista: “Uomo d’onore” di che famiglia?
Borsellino: L’uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane.

Giornalista: E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?
Borsellino: Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti risulta l’interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con un altro personaggio mafioso delle famiglie palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente, secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come magliette o cavalli.

Giornalista: Comunque lei in quanto esperto, può dire che quando Mangano parla di cavalli al telefono, vuol dire droga.
Borsellino: Si, tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga, è una tesi che fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tanto è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga.

Giornalista: Dell’Utri non c’entra in questa storia?
Borsellino: Dell’Utri non è stato imputato del maxi processo per quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano.

Giornalista: A Palermo?
Borsellino: Sì, credo che ci sia un’indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari.

Giornalista: Marcello Dell’Utri o Alberto Dell’Utri?
Borsellino: Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo preso qualche appunto, cioè si parla di Dell’Utri Marcello e Alberto, di entrambi.

Giornalista: I fratelli
Borsellino: Sì.

Giornalista: Quelli della Publitalia?
Borsellino: Sì.

Giornalista: Perché c’è nell’inchiesta della San Valentino, un’intercettazione fra lui e Marcello Dell’Utri in cui si parla di cavalli.
Borsellino: Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente dentro l’albergo.

Giornalista: C’è un socio di Marcello Dell’Utri, tale Filippo Rapisarda che dice che questo Dell’Utri gli è stato presentato da uno della famiglia di Stefano Bontade.
Borsellino: Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose erano più numerose, si è parlato addirittura in un certo periodo almeno di duemila uomini d’onore con famiglie numerosissime, la famiglia di Stefano Bontade sembra che in un certo periodo ne contasse almeno 200, si trattava comunque di famiglie appartenenti a una unica organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri in gran parte si conoscevano tutti, e quindi è presumibile che questo Rapisarda riferisca una circostanza vera.

Giornalista: Lei di Rapisarda ne ha sentito parlare?
Borsellino: So dell’esistenza di Rapisarda, ma non me ne sono mai occupato pesonalmente.
 

Giornalista: Perché quanto pare, Rapisarda, Dell’Utri, erano in affari con Ciancimino, tramite un tale Alamia.
Borsellino: Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da me conosciuta e che credo risulti anche da qualche processo che si è già celebrato. Per quanto riguarda Rapisarda e Dell’Utri, non so fornirle particolari indicazioni, trattandosi ripeto sempre di indagini di cui non mi sono occupato personalmente.

Giornalista: Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come Berlusconi, Dell’Utri, siano collegati a uomini d’onore tipo Vittorio Mangano?
Borsellino: All’inizio degli anni Settanta, Cosa Nostra cominciò a diventare un’impresa anch’essa, un’impresa nel senso che attraverso l’inserimento sempre più notevole, che a un certo punto diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di capitali, dei quali naturalmente cercò lo sbocco, perché questi capitali in parte venivano esportati o depositati all’estero e allora così si spiega la vicinanza tra elementi di Cosa Nostra e certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali.
 

Giornalista: Lei mi dice che è normale che Cosa Nostra si interessi a Berlusconi?
Borsellino: è normale che chi è titolare di grosse quantità di denaro cerchi gli strumenti per poter impiegare questo denaro, sia dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far fruttare questo denaro.

Giornalista: Mangano era un pesce pilota?
Borsellino: Sì, guardi le posso dire che era uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord Italia.

Giornalista: Si dice che abbia lavorato per Berlusconi?
Borsellino: Non le saprei dire in proposito o anche se le debbo far presente che come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito. Non conosco quali atti siano ormai conosciuti, ostensibili e quali debbano rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe i suoi rapporti con Berlusconi, è una vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque è una vicenda che non mi appartiene, non sono io il magistrato che se ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla.

Giornalista: C’è un’inchiesta ancora aperta?
Borsellino: So che c’è un’inchiesta ancora aperta.

Giornalista (in francese): Su Mangano e Berlusconi a Palermo?
Borsellino: Sì.





Come ghiaccio al sole

19 07 2007

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Ieri, 18 luglio 2007, la società italiana per l’energia elettrica ENEL annuncia che i consumi toccano il picco massimo: alle ore 16.45, si è raggiunto il record stagionale di 55.200 Megawatt. Un megawatt corrisponde a un milione di watt. Mediamente una lampadina ne assorbe 60, un frigorifero a basso consumo circa 500 al giorno.

Ma, allora, quanti ne consuma una pista di pattinaggio sul ghiaccio di 400 mq come quella di Lido di Fermo, accesa 24 ore su 24 per 45 giorni in piena estate, quando la temperatura esterna è di 35°C, ma il ghiaccio deve rimanere sotto lo zero termico? Un mega congelatore sotto la canicola estiva. È più o meno importante di un reparto ospedaliero che rimane senza corrente per un blackout improvviso? Il suo consumo è legittimo in una fase tanto delicata dal punto di vista energetico? La sua presenza è giustificata di fronte alle nostre coscienze?

Siamo tutti veramente così ciechi, sordi e totalmente irresponsabili da accettare che in Sicilia interi quartieri rimangano al buio per l’interruzione dell’energia e a Taranto le madri non abbiano acqua per lavari i propri figli?

Tante, troppe domande che attengono al senso civico, al rispetto ambientale, all’educazione dell’uomo nella sua totalità, dal più anziano a quello in fasce, che il Sindaco di Fermo e i suoi assessori fanno finta di non ascoltare, paradossalmente proprio le figure che dovrebbero essere da esempio per i cittadini. Come le tre scimmiette, non vedono i problemi del mondo che li circonda, non sentono gli allarmi ecologici lanciati dalle più autorevoli entità mondiali, non parlano parole che non siano di autoincensamento.

Pattinare sul ghiaccio in riva al mare“, lo slogan dell’Amministrazione comunale per sponsorizzare questa irrinunciabile iniziativa estiva, suona come un insulto al pubblico sentire, al senso di responsabilità, agli insegnamenti che i padri dovrebbero dare ai figli, all’amore che ciascuno di noi deve portare per gli altri e il mondo in cui vive.

Gli adagi popolari hanno sempre ragione, ogni azione insensata si scioglie come ghiaccio al sole. Accadrà anche a questa. 

Pamela Brizzola, cittadina di Fermo





Li belli de Livia

18 07 2007

 

Quando tu sei partitoooo

m’hai donato una rosaaaa

ora triste e sfioritaaaa

come questo mio cuor.

L’ho bagnata di piantoooo

per ridarle la vitaaaaaa…

La “nostra” Livia, chalet “Poldo e Livia” a Porto San Giorgio. Un’icona della spontaneità. Capace anche di etichettare Romano Prodi, in piena campagna elettorale, come “lu bellu de Livia“. Tra lo stupore di giornalisti e body guards.

La Livia del “paghi poco e fai figura“, delle collane multietniche. E di una confusione che si fa sempre respiro.

Grazie al motociclante Franz. Perchè di sicuro là in Scozia qualcuno ci ama… belli de Livia!





Le figlie di Zenobia

14 07 2007

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Siamo sicuri di vivere in un paese socialmente avveduto? Leggete questo passaggio da Internazionale n. 700 (6-12 luglio 2007 – www.internazionale.it).

Il governo di Damasco tutela le donne lavoratrici con una politica sociale generosa: congedi parentali, bonus per ogni figlio, asili nido obbligatori nelle strutture con almeno dieci dipendenti donne, supermercati che consegnano la spesa a casa senza costi aggiuntivi. La presenza femminile è in crescita anche nelle istituzioni e in politica”. 

Damasco, Siria. Uno dei famigerati “Stati canaglia”, con una preponderante connotazione maschilistica ma capace, nel silenzio dei media, di praticare un’autentica politica di emancipazione femminile. La riprova che qualsiasi contesto, prima della formulazione di un giudizio (al quale troppo spesso si attribuisce la connotazione di verità assoluta), va analizzato in ogni singolo dettaglio. Partendo dalle sue storie quotidiane. 





L’Altra Campagna

13 07 2007

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L’Altra Campagna è una festa piena di sorprese, organizzata da Carta, Aiab, Provincia di Ascoli Piceno e Comune di Grottammare: una cena memorabile, ispirata alla MAGNACARTA del mangiar bene. Due incontri pomeridiani: IL CORTILE, sulle comunità e la tutela del territorio; l’AIA, sulla difesa della terra e della buona tavola.

E poi, naturalmente, tre giorni di MERCATO con il meglio della produzione biologica picena e italiana, il grande CONCERTO gratuito di Frankie Hi NRG Mc del Summer Festival, lo SPETTACOLO di Ulderico Pesce, il bio-party sulla spiaggia, i film, i cocktail, le degustazioni…

Appuntamento a Grottammare da venerdì 13 a domenica 15 luglio. 

Per informazioni: numero verde 800.32667 – www.laltracampagna.org