Nessuno tocchi Kagame

30 08 2007

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articolo da www.nigrizia.it 

L’Italia lo sta accogliendo con tutti gli onori e il presidente del consiglio gli consegna un premio contro la pena di morte. Nigrizia è sorpresa: che non si tocchi un caino, d’accordo, ma che lo si premi…   

Paul Kagame, presidente del Rwanda, che ha conquistato il potere con le armi nel 1994, è uno degli uomini politici più discussi d’Africa. Discusso perché non sono affatto state chiarite le circostanze che hanno scatenato il genocidio del 1994 (morirono almeno 500.000 tutsi e hutu moderati) e l’eventuale ruolo dello stesso Kagame. Discusso per come si è mosso in questi anni nell’area dei Grandi Laghi e, in particolare, nei confronti della Repubblica democratica del Congo, contro la quale ha condotto una guerra (1998-2003) per accaparrarsi risorse e fette di territorio. Discusso per come si rapporta con i vari tribunali che si occupano del genocidio. Discusso per come sta gestendo, all’interno del paese, l’amministrazione della giustizia in relazione ai sospettati e condannati per il genocidio. Discusso perché il suo regime non garantisce le libertà fondamentali. 

Nonostante tutto ciò, “Nessuno tocchi Caino”, l’associazione presieduta da Marco Pannella ha pensato bene di premiare il presidente Kagame, perché ha abolito la pena di morte. Il premio gli verrà consegnato oggi pomeriggio dal presidente del consiglio Romano Prodi. 

Nigrizia, che segue giorno dopo giorno le vicende di paesi africani, ritiene che si tratti di una premiazione paradossale, che fa il gioco di un regime autoritario e che non tiene conto di numerosi aspetti “problematici” che punteggiano la carriera politica e l’attuale vita pubblica del generale Kagame. 

A questo riguardo, segnaliamo la reazione di padre Aurelio Boscaini, un missionario comboniano che ha lavorato a lungo in quell’area e che ieri ha inviato una protesta agli organizzatori del premio. Ne diamo alcuni stralci. 

«Esprimo tutto il mio sdegno nell’apprendere che oggi verrà consegnato il premio “L’abolizionista dell’anno 2007” al presidente del Rwanda, Paul Kagame. È come se mi si volesse raccontare – a me che sono stato missionario in Rwanda – una blague (barzelletta)! Mi sono chiesto se conoscete veramente questo assassino, che dovrebbe avere sulla coscienza qualche milione di morti. O credete che questo generale sia il Caino convertito? Magari!!! Chi ha ammazzato i milioni di persone nella Repubblica democratica del Congo, dopo il genocidio del 1994? Chi ha scatenato la guerra contro Kabila padre? Chi ha abbattuto l’aereo su cui si trovava Habyarimana? O siete di quelli che credono al film Hotel Rwanda?!». 

«Basta che un generale annunzi l’abolizione della pena di morte, e voi siete così… ingenui da credergli? Dov’è la democrazia in Rwanda? Avete chiesto a Bizimungu, primo presidente dopo il genocidio, cosa pensa di Kagame? E l’avete domandato alle decine di migliaia che marciscono nelle prigioni rwandesi? Volete dare il premio Nobel della pace a un Hitler?». 

«Sono contro tutte le guerre (quante ne ho viste in Africa!) e contro la pena di morte in assoluto. Dovete chiedere l’abolizione, non la moratoria. Anche se so benissimo che si fa un passo alla volta! Mi sembra vogliate gridare: “Viva l’Africa dei generali!”. I tutsi sono riusciti in una impresa mediatica fantastica e voi vi accodate!». 

«L’Italia che premia un génocidaire!? Se davvero i tutsi sono stati uccisi in così grande numero (come tutti raccontano), non ce ne sarebbero più in giro! Ma so che non si deve parlare né di tutsi né di hutu, come se i nostri fratelli africani avessero dimenticato a quale etnia o clan appartengono! Ma gli africani sono orgogliosi delle loro origini etniche, e quelli che non hanno nulla da perdere, le riconoscono gioiosamente!». 

«Viva, comunque, l’Africa e chi vi muore per la libertà, senza mai aver sparato. Il giorno della libertà è vicino anche per il Rwanda, se gli Stati Uniti non sosterranno più Kagame né acquisteranno più il coltan che il generale-presidente va a rubare in Congo!». 





Un’offesa alla nostra storia

29 08 2007

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COMUNICATO STAMPA 

Come spesso accade, quando si allontana dalla “bassa cucina” dell’ordinaria amministrazione, per avventurarsi sul terreno, per lui scivoloso, della politica fatta di valori ideali, il Sindaco di Fermo non sa proprio quello che dice. La sua risposta alle legittime preoccupazioni del consigliere Calcinaro, in merito al meeting di gruppi dell’estrema destra, che dovrebbe svolgersi nella nostra città o nel territorio, lascia stupefatti e indignati; veramente Di Ruscio non sa di che parla, non sa che è prevista l’esibizione di gruppi che inneggiano alla violenza e al razzismo (una canzone si intitola: “Legittima offesa a Bologna”), che insultano le forze dell’ordine e le Istituzioni democratiche; concerti spesso accompagnati da simbologie fasciste o neonaziste che, se non offendono Di Ruscio, sono fuori legge nel nostro paese.

Potremmo continuare, ma non avrebbe senso; ci limitiamo ad indicare al Sindaco di Fermo (la cui natura politica, nonostante cerchi di mascherarla anche grazie ad alcuni solerti servitori, ogni tanto viene fuori), alcuni siti relativi ai gruppi in questione. Suggeriamo a Di Ruscio di impegnare, per una mezz’ora, qualcuno del suo numerosissimo staff per una breve ed istruttiva ricerca.

[…] 

Tra l’altro, circola voce (in ambienti che forse Di Ruscio frequenta più di noi), che il ricavato sarà devoluto “ai camerati in galera”. Tra questi Luigi Ciavardini, ex-militante del Fronte della Gioventù, del gruppo neo-fascista Terza Posizione e del gruppo terrorista neo-fascista dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). Un curriculum di tutto rispetto, il suo, con una condanna a 13 anni per l’omicidio di Francesco Evangelista, a 10 anni per l’omicidio del giudice Mario Amato e a 30 per la strage di Bologna.

Vogliamo solo precisare che, come evidente, non c’entra assolutamente nulla il diritto di espressione (che in una democrazia ha dei limiti definiti dalla legge), né il pregiudizio, di cui egli parla a sproposito, verso i giovani di destra, i quali (come del resto quelli di sinistra), quando rifiutano contaminazioni e contatti con mitologie ed organizzazioni violente e razziste, hanno tutto il diritto di organizzare feste e convegni ed hanno, anzi, il nostro plauso per l’impegno ed il rifiuto dell’indifferenza. In questo caso, invece, si tratta di una iniziativa, a dir poco, ambigua sul piano degli inni alla violenza ed alle ideologie fasciste e naziste, manifestazione non autorizzabile, anche perché, ad oggi, è segreta la sede di svolgimento (è normale per un “convegno culturale”?).

Noi, per quanto ci riguarda, abbiamo preso contatto con il Commissariato di Pubblica sicurezza, affinché vigili attentamente e non consenta lo svolgimento di manifestazioni che offendono la storia antifascista e democratica della città di Fermo e del territorio; vigilanza che, può starne certo il Sindaco, sarà anche premura delle forze democratiche della nostra città.  

Peppino Buondonno (Segretario cittadino DS – Fermo)

Francesco Properzi (Segretario cittadino Margherita – Fermo)





Fascisti su Fermo

29 08 2007

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L’ufficialità viaggia ad altissima quota: Fecchia, Santodio, Preghiera, Pini e Barbagli non prenderanno parte al raduno nazi-fascista. Perché in questa città sonnolenta, di rosso e “bolscevico” sembra essere rimasto ben poco. Calcinaro e Buondonno a parte, qualcuno ha notizie della sinistra fermana o dei suoi errabondi frammenti? 

Sopra un prototipo di missile tedesco, con sei gallette cadauno come desco,

i nostri eroi van dritti al cuor della marziana

le verdi antenne al nostro Duce piegherai!

Fascisti su Marte, rosso pianeta bolscevico e traditor,

fascisti su Marte, con un moschetto e un “me ne frego” dentro al cuor.

Siamo incredibili, siam sommergibili, siamo gli ignifughi,

gli irrevocabili conquistador del sangue con onor

ed anche a questi alieni ora le reni spezzerem. 

Fascisti su Marte, pianeta rosso aspetta che veniam da te,

fascisti su Marte, noi ti daremo al nostro Duce al nostro Re. 

Siamo incredibili, siam sommergibili, siamo gli ignifughi,

gli irrevocabili conquistador, il mondo ha il nostro odor

ed anche a questi alieni ora le reni spezzerem.

Fascisti, fascisti, su Marte, fascisti.





La solita coerenza

29 08 2007

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Paolo Calcinaro, consigliere comunale di opposizione, ha inviato un comunicato in risposta alle affermazioni del sindaco di Fermo Di Ruscio sulla questione del raduno di giovani estremisti di destra. 

COMUNICATO STAMPA 

Premetto che pur nello sconcerto che le parole del Sindaco mi hanno provocato, rimango positivamente colpito dall’impegno e dalla comprensione dei pericoli dell’evento testimoniatami da altri soggetti di destra e della maggioranza.

Detto questo credo le parole pronunciate dal Sindaco si commentino da sole; io mi limito a indicare le liriche dei gruppi che Lei, Di Ruscio, va a giustificare e quasi benedire: “celerini e poliziotti, digos e carabinieri, per me non c’è differenza, siete tutti delle mer…”, “non mi importa di ragionare, se poi volete arrestatemi pure, ma adesso vi prego lasciatemi bere”, “la tua legge mi fa schifo e mi fai schifo pure tu, sei un vigliacco senza onore, sei soltanto un infamone”, “hai la divisa sporca di sangue, hai le spalle contro il muro, e questa volta già lo sai, non ti aiuterà nessuno”. Eccole le parole che Lei chiama “esuberanti”. Il giudizio, al contrario Suo, io lo lascio a chi legge.

Questi sono fatti, mentre quelle del Sindaco sono cieche fantasie politiche che come al solito cercano di distogliere l’attenzione su di un problema concreto per l’immagine di Fermo.Da parte mia non una condanna per eventi culturali o politici di destra, ma della presenza all’interno di essi di soggetti portatori di messaggi di violenza contro lo Stato e contro le Forze dell’Ordine: ma Lei, Sig. Sindaco, come è noto legge solo quello che Le fa comodo.

Fenomeni tali possono venire in Italia anche da sinistra, ma come consigliere comunale di Fermo mi occupo delle vicende Fermane: posso però notare come a sinistra vi sia anche un doveroso senso di autocritica verso posizioni sbagliate. Senso di preoccupazione ed autocritica avanti a fatti così palesi che non manca nemmeno all’interno della destra fermana, purtroppo non appartiene a Lei evidentemente accecato da una chiusura verso ogni posizione che non provenga dalla Sua coalizione.

Ma so che ora, come nulla fosse e dopo aver protetto l’esibizione di gruppi che si esprimono in odio allo Stato ed alle Forze dell’Ordine, Lei continuerà come nulla fosse a parlare di sicurezza ed ad elogiare l’operato di Polizia e Carabinieri nel territorio o rivolgersi rassicurante sui problemi legati all’eccesso di alcolici. Con la Sua solita coerenza.





Spettri neri

28 08 2007

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La Comunità Europea, raccogliendo l’indagine della Ong Human Rights First, ha lanciato l’ennesimo allarme sull’aumento di tendenze antisemite e omofobiche nei principali paesi del mondo, Russia e Stati Uniti compresi.

In Germania, pochi minuti fa, Google ha rimosso da YouTube decine di video di propaganda neonazista. Una decisione seguita alle fragorose proteste dei navigatori teutonici e delle associazioni ebraiche.

Notizie che al solito, rovesciate localmente, scompaiono. Nessuna indagine, nessun tentativo di sondare l’insidioso terreno dell’intolleranza. Neanche quando un baldanzoso gruppo di estremisti di destra decide di collocare nelle campagne del neo capoluogo di Provincia un campo di tre giorni che, cito testualmente, “conterà sulla forza del cameratismo e della fratellanza”. Dal 7 al 9 settembre spazio quindi ai più variegati rigurgiti xenofobi, supportati dalle note di band “nazional-popolari” inneggianti un abuso indiscriminato di alcool e un’attitudine di violento contrasto alle forze dell’ordine. Il dove della manifestazione, al momento, non è lecito saperlo.

Due fermani poco inclini alla deriva nazifascista, il consigliere comunale Paolo Calcinaro e Daniele Colò, si sono impegnati in una breve ricerca sull’origine e sulle finalità della manifestazione.

http://rivendell2007.spaces.live.com (sito dell’organizzazione)

http://www.odiatiefieri.com/testi-legittimaoffesa.htm (testi del gruppo Legittima Offesa di Bologna)

http://www.odiatiefieri.com/testi-gesta.htm (testi dei Gesta Bellica)

http://www.ladestra.info/?p=11028

http://www.politicaonline.org/forum/showthread.php?t=346218

http://www.politicaonline.org/forum/showthread.php?t=346218

Altro particolare degno di nota: il ricavato sarà devoluto “ai camerati in galera”. Tra questi Luigi Ciavardini, ex-militante del Fronte della Gioventù, del gruppo neo-fascista Terza Posizione e del gruppo terrorista neo-fascista dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). Un curriculum di tutto rispetto, il suo, con una condanna a 13 anni per l’omicidio di Francesco Evangelista, a 10 anni per l’omicidio del giudice Mario Amato e a 30 per la strage di Bologna. 

Ce n’è abbastanza per porsi più di un dubbio, soprattutto a livello istituzionale. Invece, in una Fermo sempre più annichilita, il primo cittadino elargisce nella sua fugace risposta inopportune perle di saggezza:

[…] a Calcinaro che rivolge il suo attacco ai giovani esponenti di destra che si ritrovano per attività socio-culturali, rivolge il consiglio di pensare con maggiore attenzione agli esponenti del suo schieramento politico che sono al Governo e che danno, ad esempio, definizioni inadeguate di Biagi e Treu. […]

[…] Forse a dei ragazzi giovani ed esuberanti qualche parola al di sopra delle righe può essere concessa mentre sarebbe grave fare altrettanto con esponenti di governo. […]

[…] Caro Calcinaro, dovresti avere meno pregiudizi ideologici rispetto ai giovani di centro-destra e ti consiglio di guardare la trave in casa tua e non la pagliuzza in casa di altri. […]   

Se sulla drammatica inadeguatezza delle parole balneari del profeta Caruso su Marco Biagi e Tiziano Treu, il Sindaco Di Ruscio può tranquillamente trovare nel sottoscritto una piena condivisione (ferma restando la mia più totale contrarietà alla famigerata Legge 30, non per appartenenza politica ma per esperienze decennali più che dirette), sul fatto che nazifascisti di primo e secondo pelo si ricongiungano per “attività socio-culturali”, l’invito ad una maggiore serietà da parte di chi ricopre un incarico di tale livello è soltanto un primo, adeguato passaggio.

Il secondo, considerando soprattutto le ombre proliferate intorno alla manifestazione, è quello di prendere le distanze dagli spettri di un passato truculento che pagliuzze e travi, senza distinzione alcuna, preferivano utilizzarle per alimentare fiamme e forni.

Ma da chi ha cinicamente dato atto di sfruttare tragedie come le Foibe, relegando le vite di migliaia di civili a strumento di propaganda politica, in chi balordamente ha accomunato pecore e zingari, è difficile attendere altro che non vaneggiamenti a moto perpetuo.





La toponomastica educativa

21 08 2007

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Pedaso si conferma perla culturale in un territorio che, colpevolmente, rifiuta la stessa cultura come valore aggiunto, puntando inflessibilmente su di una speculazione edilizia senza ritorno e relegando le proprie eccellenze a mero veicolo ricettivo. Svuotandole.

L’appuntamento di giovedì 23 agosto dedicato a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti (vedi l’estratto on-line in basso) verrà aperto alle ore 18 dall’intitolazione di un sottopasso. Alle 19.30 conferenza sulla moratoria della pena di morte alla presenza del vice presidente del Senato Milziade Caprili.

Il Sindaco Guido Monadi ha coniato una definizione ad hoc (“la toponomastica educativa”) per conglobare le continue iniziative organizzative nell’ultimo lustro nel borgo marinaro, dai sottopassi dedicati ai grandi cantautori alle vie del suggestivo centro storico. Una “devozione” alla memoria, la nostra memoria, che vi invito a condividere. 

NICOLA SACCO E BARTOLOMEO VANZETTI 

Un caso giudiziario trascinatosi dal 1920 al 1927 che ebbe come protagonisti gli immigrati italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, condannati a morte il 15 aprile 1920 per l’omicidio di due uomini durante una rapina in un calzaturificio.

La loro esecuzione provocò proteste in tutto il mondo. Il carattere puramente indiziario delle prove addotte contro i due italiani (che erano attivisti anarchici) attirarono sulla corte accuse di faziosità dettata da motivi razziali e politici. La richiesta di riaprire il caso venne sistematicamente rifiutata, anche quando un altro detenuto, condannato a morte, confessò di aver preso parte alla rapina.

Solo nell’agosto 1977 il governatore del Massachusetts Michael Dukakis riconobbe in un documento ufficiale gli errori commessi nel processo, riabilitando completamente la memoria di Sacco e Vanzetti.





Via Rasella

7 08 2007

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Anche l’ispirazione, stremata, se ne va in cerca di ferie. Ma non la voglia di irrobustire la memoria. Un genuino copia e incolla da www.repubblica.it. Ed un abbraccio. A tutti. 

I giudici condannano il quotidiano di Paolo Berlusconi

“Un atto rivolto contro un esercito straniero occupante

Cassazione: “Via Rasella fu atto di guerra”

Il Giornale condannato per diffamazione

Il gappista Bentivegna: “E’ la quarta sentenza che ci dà ragione” 

ROMA – Nel 1996 Il Giornale scatenò una vera e propria campagna contro i partigiani che compirono l’azione di via Rasella. Quell’attacco che provocò 33 morti e scatenò la rappresaglia delle Ss alle Fosse Ardeatine. Articoli che, in pratica, tendevano a “scaricare” sul gruppo dei gappisti guidato da Rosario Bentivegna, le responsabilità della strage che provocò 335 morti. Ora, però, la Cassazione, confermando la condanna al risarcimento per diffamazione (45 mila euro) a beneficio dei gappisti e di Rosario Bentivegna che li guidava, boccia quella campagna di stampa, ne sottolinea le falsità e condanna il quotidiano di Paolo Berlusconi.  

La Cassazione parte da un dato di fatto: l’attentato contro i tedeschi del battaglione ‘Ss Bozen’, fu un “legittimo atto di guerra rivolto contro un esercito straniero occupante e diretto a colpire unicamente dei militari”. Militari che non erano, come aveva sostenuto Il Giornale “vecchi militari disarmati”, ma “soggetti pienamente atti alle armi, tra i 26 e i 43 anni, dotati di sei bombe e pistole”.  

Ed ancora. Non è vero che il ‘Bozen’ “era formato interamente da cittadini italiani” in quanto, continuano gli ermellini, “facendo parte dell’esercito tedesco, i suoi componenti erano sicuramente altoatesini che avevano optato per la cittadinanza germanica”.  

Poi la Cassazione si dedica alla contabilità delle vittime civili dell’attentato. Secondo Il Giornale erano sette. Ma non è così: “Ora nessuno più mette in discussione che le vittime civili furono due”. Così come non era vero che dopo l’attentato erano stati affissi manifesti che invitavano gli attentatori a consegnarsi per evitare rappresaglie”. Un punto, questo, portato avanti da una certa storiografia revisionista. Per smentire, la Cassazione parte dai fatti. “L’asserzione trova puntuale smentita nel fatto che la rappresaglia delle Fosse Ardeatine era iniziata circa 21 ore dopo l’attentato – dicono i giudici – , e soprattutto nella direttiva del Minculpop la quale disponeva che si tenesse nascosta la notizia di Via Rasella, che venne effettivamente data a rappresaglia già avvenuta”.  

Ad avviso dei supremi giudici, tutti questi fatti “non rispondenti al vero non possono essere considerati di carattere marginale”. E anche se la Corte di Appello di Milano ha riconosciuto che si sarebbero potute esprimere “dure critiche sulla scelta dell’attentato, l’organizzazione, i suoi scopi”, questo non basta per mettere in piedi un castello di inesattezze e falsità.  

Per questo è da ritenersi “lesiva dell’onorabilità politica e personale” di Bentivegna “la non rispondenza a verità di circostanze non marginali come l’ulteriore parificazione tra partigiani e nazisti con riferimento all’attentato di via Rasella e l’assimilazione tra Erich Priebke e Bentivegna”. Un parallelo che Vittorio Feltri, allora direttore del quotidiano, aveva azzardato in un editoriale.  

Soddisfatto il commento di Bentivegna: “E’ la quarta sentenza di un’alta corte italiana, militare penale o civile che ci dà ragione con le stesse motivazioni, ma il mondo è pieno o di imbecilli o di faziosi ancora disposti a sostenere il contrario. C’è poco da fare..”.