Le nostre Marche

29 11 2007

marche-paesaggio-06.jpg

Stop al “sacco” del territorio marchigiano e ai nuovi “ecomostri” che seppelliranno le nostre colline sotto milioni di metri cubi di inutile cemento. Tutelare, salvaguardare e valorizzare il territorio è l’obiettivo del nuovo Coordinamento regionale per la salvaguardia e la tutela del paesaggio delle Marche presentato in conferenza stampa in Regione e che è stato formalmente costituito grazie all’interesse e l’attenzione di molte associazioni operanti sul territorio. Quasi 40 i comitati, i movimenti e i circoli che hanno scelto di aderire e farsi portavoce di questa nuova iniziativa. 

La preoccupazione comune – ha spiegato Franco Frapiccini, coordinatore del progetto – è l’allarmante consumo del territorio a vantaggio di zone industriali, frutto di un uso ormai sistematico della contrattazione tra potere politico e speculazione immobiliare a tutti i livelli istituzionali“. Da troppo tempo viene utilizzato il territorio marchigiano senza considerare l’impatto che l’urbanizzazione, le aree industriali, l’utilizzo delle coste hanno sull’ambiente e sul paesaggio. E così aumentano gli ecomostri: dalla Quadrilatero alla questione ‘Mezzina’, dai porti ai villagi turistici, fino ai piani regolatori da milioni di metri cubi di cemento, come quelli di Recanati, Osimo, Sassoferrato, ecc. 

Gli interessi particolari prendono il sopravvento sugli interessi comuni col risultato di un consumo selvaggio del più grande dei beni comuni: l’ambiente! “NON RUBATECI IL NOSTRO FUTURO, AIUTATECI A SALVARE CIO’ CHE DI BELLO E’ ANCORA SALVABILE”: questo l’urlo di denuncia che accomuna tutti gli aderenti. Il paesaggio è un patrimonio culturale eccezionale e una risorsa economica preziosa di valore inestimabile e distruggerlo sarebbe una follia ed un danno irreparabile per la nostra Regione e non solo.

Dal 2000 ad oggi sono stati rilasciati permessi per costruire per una media di otto milioni di metri cubi all’anno (fonte Istat), di cui cinque milioni per fabbricati non residenziali. Il risultato è l’aver trasformato terreni rurali produttivi in capannoni inutilizzati. Basta ricordare che dal 1960 ad oggi sono scomparsi 214mila ettari di superficie agricola, pari all’incirca all’estensione della Provincia di Ancona. E se 40 anni fa le aree rurali contavano 900 mila ettari, pari al 92% delle Marche, oggi siamo a 688mila (71% del totale regionale). Altri tre milioni di metri cubi all’anno vengono autorizzati per la costruzione di fabbricati residenziali, ma il loro moltiplicarsi non va poi a coprire l’effettivo bisogno di abitazioni da parte di giovani coppie, anziani, immigrati. Colpa di uno stravolgimento del mercato dove l’aumento dell’offerta non ha portato, come accade in qualsiasi altro settore, un abbassamento dei prezzi delle case, i quali dal 2000 ad oggi sono invece paradossalmente aumentati del 50%.

L’intento comune è quello di sensibilizzare le istituzioni ad una legiferazione più oculata e meno miope in vista dell’approvazione della nuova legge urbanistica regionale e il nuovo piano paesaggistico. L’obiettivo è ottenere una maggiore responsabilizzazione degli Enti Locali, una maggiore autorevolezza nella programmazione e controllo e la ricerca della bellezza e dell’eccellenza nelle proprie città.A tale scopo il Coordinamento ha lanciato una raccolta di firme rivolta a tutti i marchigiani che hanno a cuore le sorti della propria Regione. Sarà possibile sottoscrivere l’appello (disponibile su www.legambiente-marche.com) in tutte le sedi delle associazioni coinvolte, oltre che nel corso delle varie manifestazioni che verranno organizzate a partire da dicembre. Per Natale ai marchigiani il coordinamento chiede di regalarsi il futuro del nostro territorio. Tra gli amanti del nostro paesaggio e promotori dell’appello ci sono personaggi noti del calibro di Elio di “Elio e le Storie Tese”, Giobbe Covatta e Tullio Pericoli. 

Hanno sottoscritto l’appello

Acli, Arci Marche,Arcipelago Verde, ArcheoClubItalia, Associazione Agritur-Aso, Associazione Aprile Marche, Associazione Aprile Marche, Associazione Culturale “Settimia Spizzichino” di Gagliole, Associazione Polis Nova, Associazione Metauro Nostro, Cgil Marche, Cia Marche, Cittadinanzattiva, Comitato “Ambiente Sviluppo Tradizione e Cultura” No Mezzina, Coldiretti Marche, Comitato Tutela Valle Piediripa-San Claudio, Confagricoltura Marche, Ekoclub Marche, Federazione Pro Natura Marche, Federconsumatori, I Poeti dell’Eremo, Italia Nostra Marche, Laboratorio Recanati, Legambiente Marche, Lipu Marche, Mdc, Officina Sociale Rebelde, Progetto Tetrapa, Slow Food Corridonia, WWF Marche, Lupus in Fabula, Antenna via Abbazia, Giù le mani dal galoppo, parco I maggio, S.o.S (solo opere sane) via Verdi. 

APPELLO PER SALVARE IL PAESAGGIO DELLE MARCHE 

Al Presidente della Giunta Regionale

Ai Presidenti delle Province delle Marche

Ai Sindaci dei Comuni Marchigiani  

Il consumo di territorio nella nostra regione è sempre più allarmante, le città si espandono a macchia d’olio, nelle campagne le residenze si moltiplicano, le zone industriali crescono a ritmo frenetico, le coste si stanno trasformando in una linea ininterrotta di edifici. Se si continua così non avremo più né il paesaggio rurale, né città piacevoli, ma una brutta, diffusa e indistinta periferia. Troppo spesso si costruisce non per rispondere a dei bisogni reali, ma sulla spinta di interessi forti e diffusi. Mentre si moltiplicano gli edifici residenziali, infatti, aumenta anche il bisogno insoddisfatto di alloggi per le giovani coppie, per gli anziani economicamente svantaggiati, per gli immigrati. Mentre si trasformano, in tutta la Regione, migliaia di ettari di terreno da rurale a industriale, si moltiplicano i capannoni inutilizzati.

La cosa più preoccupante è che tutto ciò è principalmente dovuto alla mancanza, da parte degli organi politici della Regione, di una chiara e decisa strategia sul governo del territorio. La distruzione del paesaggio marchigiano cui ogni giorno stiamo assistendo è piuttosto il risultato di un approccio particolaristico da parte di ciascun Comune che tende però, drammaticamente, verso la stessa direzione di degrado, a causa dell’uso ormai sistematico della “contrattazione” tra potere pubblico e speculazione immobiliare a tutti i livelli istituzionali, che il più delle volte porta a piegare le regole della pianificazione all’interesse privato, (varianti infinite, progetto “Quadrilatero”..).

In questo quadro già di per sé preoccupante, molti piani regolatori comunali approvati recentemente, prevedono forti espansioni residenziali e produttive che, se non limitate, potrebbero portare ad una crisi del settore per eccesso di offerta e, contestualmente, ad un danno gravissimo e irreversibile alla bellezza del territorio della nostra Regione. Il paesaggio è un patrimonio culturale eccezionale e una risorsa economica preziosa di valore inestimabile. Distruggerlo (con una cementificazione incontrollata e inarrestabile) sarebbe una follia ed un danno irreparabile per la nostra Regione.

A ciascuno dei destinatari di questo appello chiediamo “NON RUBATECI IL NOSTRO FUTURO” “AIUTATECI A SALVARE CIO CHE DI BELLO E’ ANCORA SALVABILE”  La circostanza che si stiano per varare o che siano in cantiere, a livello regionale la nuova “legge urbanistica regionale” e il nuovo “piano paesaggistico” può e deve costituire un momento di importanti decisioni, per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del paesaggio marchigiano (sono comprese in questo termine non solo le risorse naturali, ma anche le trasformazioni prodotte dall’azione dell’uomo nel corso dei secoli) che mai come adesso rischia di essere danneggiato in modo irreversibile. Sono decisioni e provvedimenti alla cui formazione, tutti coloro che sottoscrivono il presente appello e tutti coloro che ad esso aderiranno nei prossimi mesi, intendono partecipare attivamente in forme coordinate.  

Alla REGIONE chiediamo di esercitare con efficacia ed autorevolezza i poteri di programmazione e di controllo. Non ci si può deresponsabilizzare richiamandosi passivamente all’autonomia degli Enti Locali. E’ compito specifico della Regione progettare e governare, in maniera integrata e cooperativa, il futuro delle Marche. E’ urgente che la stessa formuli una strategia di governo del territorio (analogamente a come ha cominciato a fare con il Piano Energetico Regionale), che si basi sulla valorizzazione della tipicità e della bellezza del paesaggio marchigiano, come risorsa di lungo termine e presupposto di sviluppo, benessere e qualità della vita. Ciò può essere fatto in tempi rapidi, se c’è una chiara volontà politica, come è stato dimostrato dalla Regione Sardegna con la recentissima adozione del nuovo “piano paesaggistico regionale” fortemente voluto dal suio Presidente Renato Soru, con la previsione di un vincolo forte e incisivo su tutta la costa)  

Alle PROVINCE chiediamo di orientare e coordinare con sempre maggiore efficacia i piani regolatori dei Comuni. La pianificazione provinciale deve aiutare i Comuni a raggiungere obiettivi di qualità e a respingere le pressioni degli interessi particolari protesi verso uno sviluppo meramente quantitativo.  

Ai COMUNI chiediamo di perseguire la qualità, di ricercare la bellezza e l’eccellenza per le proprie città. Il consumo del territorio e la distruzione del paesaggio vanno fermati. Occorrono azioni di riqualificazione e rinaturalizzazione per ottenere ambienti più sicuri e salubri, per avere città più vivibili e accoglienti, per promuovere relazioni umane più ricche e solidali. Soprattutto chiediamo di trovare altri modi di far fronte alle esigenze dei bilanci comunali, piuttosto che la soluzione miope e dannosa, di urbanizzazioni indiscriminate, che compromettono per sempre la bellezza dei nostri paesaggi. 

CHIEDIAMO pertanto al governo regionale ed ai governi locali, innanzitutto atti coraggiosi ed efficaci per fermare questa deriva e avviare una svolta nella direzione di un corretto uso delle risorse, a partire dal territorio. 

Ufficio Stampa Coordinamento

Gabriele Giangiacomi 347.4961301

Massimiliano Paoloni 335.1038834

Francesca Pulcini 320.3286190

tel/fax 071.200852 – paesaggio.marche@gmail.com





La Triade

28 11 2007

ahmetovic-corona-04.jpg  

Marco Ahmetovic è un assassino. Ed è rom. Arrestato per aver investito ed ucciso lo scorso aprile 4 ragazzi ad Appignano del Tronto, è stato condannato in primo grado 6 anni e 6 mesi di reclusione, che sta scontando domiciliarmente – tra una miriade di plausibili rimostranze – presso un’abitazione in quel di San Benedetto del Tronto. Nel millennio della demenza catodica, Ahmetovic è assurto al rango sia di scrittore (delle proprie memorie) sia di testimonial di un gadget.

Fabrizio Corona continua a professarsi fotografo. Fotografo dei vip, a voler essere scrupolosi. Indagato ed arrestato nel marzo 2007 per vari reati, tra cui estorsione, spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione, è riuscito ad ottenere dal Tribunale di Potenza gli arresti domiciliari nella sua Milano da immortalare.

Il Guardasigilli Clemente Mastella (altro abituè dei salotti televisivi e non), in un rigurgito di populismo di bassa lega, ha inoltrato una richiesta ai propri uffici per l’avviamento di “accertamenti specifici sulle modalità del regime detentivo cui [Marco Ahmetovic] è attualmente sottoposto”, per valutare la “compatibilità di tale regime con lo svolgimento delle attività lucrative riportate dalla stampa”.

Nessun organo di stampa si è però chiesto dove fosse lo stesso Ministro quando il “re dei paparazzi” Corona concedeva interviste nella propria abitazione, rilasciava continue dichiarazioni all’esterno e architettava strampalate performance nei corridoi dei tribunali, sempre con logo vista (tele)camera.

La giustizia (e l’informazione) dei due pesi e delle due misure è un effetto tangibile della nostra deriva, ferme restando le rispettive responsabilità dei protagonisti. Così come è assodato il reiterato incagliarsi di inchieste che sfiorano i Palazzi romani al primo rintocco di campana. Ma qui, francamente, si continua a raschiare il fondo. Sia in termini di legalità, che di decenza.





L’omelia della rivoluzione

24 11 2007

ferrara-03.jpg

Sul Manifesto di oggi Norma Rangeri lo definisce “geisha innamorata”. Lo stesso pensiero che mi aveva accompagnato durante tutta la puntata del 22 novembre di “Otto e mezzo”. Un Giuliano Ferrara estasiato dal caudillo di Piazza San Babila nonché suo finanziatore privilegiato (insieme alla Central Intelligence Agency statunitense): Silvio Berlusconi. Un’ora di disgustosi ammiccamenti, encomi e rievocazioni del Governo che fu e che mai è stato.

Un’amica mi ha chiesto un pensiero su quel guazzabuglio chiamato Popolo delle Libertà e/o Partito delle Libertà. Proprio la puntata di giovedì scorso ha confermato il mio radicale scetticismo per il piano berlusconiano, conforme (lo scetticismo) a quello per la nascita del Partito Democratico. Con una variante: la genesi personalistica e megalomane. Un nuovo partito non nasce dallo sportello di un auto, così come non nasce da polverose segreterie. Ma l’apologia a prescindere nei confronti del leaderdelcentrodestranonchédelpartitodimaggioranzarelativa nasconde canovacci ad alto rischio. Che la nostra storia ha già trasudato.

Tornando alla puntata in questione, epica rimane l’incapacità (peraltro già esplicita) di Rita Anna Armeni, spalla di Ferrara. In uno dei peggiori spot propagandistici che la televisione italiana abbia mai ricordato, la Armeni non è riuscita a riversare un solo frammento di giornalismo, alzando all’istante bandiera bianca. E dire che, sulla perenne questione del conflitto di interessi del tycoon milanese, di sollecitazioni se ne potrebbero recapitare in smisurate quantità…

Un’ultima nota: il prono Giuliano sarà a Capodarco di Fermo la mattina del 2 dicembre, ospite di Redattore Sociale (www.redattoresociale.it). Piuttosto allettante – e pertinente -  il tema scelto per la XIV edizione del seminario: “Il dittatore. Il pensiero unico del giornalismo”.





La casa della salute

13 11 2007

dottore-02.jpg

La casa della salute: una proposta per la sanità fermana. Si tratta di una nuova struttura di base per ridisegnare, con la comunità locale, la rete dei servizi; per unificare – anche fisicamente – le attività sociali e quelle sanitarie; per garantire partecipazione e sicurezza alla comunità.

Se ne discuterà nell’incontro-dibattito in programma venerdì 16 novembre, alle ore 17 presso la Sala dei Ritratti di Fermo. Le conclusioni saranno affidate a Sandro Del Fattore, Responsabile Dipartimento Welfare CGIL Nazionale.





Vicini a Quinto

8 11 2007

antinori-02.jpg

Di Quinto Antinori ricordo la coerenza, l’umanità, la caparbietà; la lotta costante per la pace, il lavoro, i diritti. Per la dignità delle minoranze.

Di Quinto non ero un amico di quelli costanti; anzi, ci siamo frequentati molto poco sulla crosta terrestre. Perciò queste righe esprimono una vicinanza fatta di non lunghe frequentazioni: altri sapranno esprimere meglio di me quello che era l’animo, il pensiero, la schiena dritta, il suo amore per l’umanità, per la pace.

Però sento il desiderio di condividere una vicinanza fatta di affinità: perché di Quinto porto un profondo rispetto nato dai primi anni ‘80, quando grazie alle lotte antimilitariste e contro il nucleare, era facile incontrarsi tra comunisti, anarchici e gente che, come me, si era formata dai preti perché l’ambiente e la famiglia quello offrivano, per poi scoprire che le vicinanze erano molte. Molte più che le  differenze. E Quinto era, senza alcun dubbio, un uomo del dialogo, uno che voleva capire e sapeva ascoltare.

Di Quinto ricordo anche come e quanto cercò di coinvolgermi, affrontando le mie pigrizie e la mia disillusione.

Quinto Antinori. Un comunista, un compagno. Una vita per la politica, una passione per le cose dell’umanità che si incontrano raramente. Un uomo schivo, battagliero ma lontano dai riflettori;  piuttosto vicino alle persone bisognose di riconoscimento dei propri diritti, armato di politica e ragioni da ragionare. Armato del microfono del consiglio comunale o del megafono, se il luogo del confronto era una piazza, un comizio, un corteo. Si è spento il 6 novembre 2007, all’età di 57 anni. Lo ricordiamo con stima, affetto, riconoscenza per quanto ci ha regalato nella sua vita intensa. (Marco Milozzi)





Nei luoghi della Resistenza romana

6 11 2007

museo-resistenza-via-tasso-01_edited.jpg

L’ISML (Istituto di storia della Resistenza) di Fermo organizza per domenica 11 novembre un viaggio di formazione a Roma per visitare 3 luoghi della memoria della Resistenza romana:

- il Museo della Resistenza di via Tasso

- le Fosse Ardeatine

- il Ghetto ebraico

E’ previsto un incontro con il prof. Antonio Parisella, Direttore del Museo di Via Tasso e docente di Storia all’Univ. di Parma.

La partenza è programmata per le ore 6 (ingresso dell’autostrada di Porto San Giorgio). Il pranzo è libero (breve pausa). Per la cena ci sarà una sosta più lunga, verso Teramo, durante il viaggio di rientro (pagamento alla romana, presso un ristorante consigliato dallo Slow Food). Rientro a Porto San Giorgio ore 24 circa.Il costo del biglietto è di Euro 10 (sono esclusi i mezzi dentro Roma e i pasti)

Per informazioni e prenotazioni: tel. 338.5401013 (Peppino Buondonno)





Ti piangeranno

6 11 2007

biagi-03_edited.jpg

Lo piangeranno. Tutti. Anche quelli che lo hanno voluto silente, allontanandone voce e risolutezza. Come il moderato-liberal-forzista di Arcore. Prima che si sommino anche le sue lacrime, ricordiamone l’impeto bulgaro di quel 2002: “Ho già avuto modo di dire che Santoro, Biagi e Luttazzi, hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso: credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga”.  Ove cambiassero ‘nulla ad personam’, ma siccome non cambieranno…”.

No, non è cambiato Enzo Biagi. Addormentandosi libero.