L’Apetta di provincia

28 08 2008

 

Forse questo post distruggerà le ambizioni culinarie di un prezioso e poco stanziale amico. La tanto bramata Apetta, parcheggiata fuori dal “Bruno Recchioni” di Fermo e pronta a sfamare orde di tifosi a colpi di crêpes alla nutella, ha (purtroppo) già un nome ed un marchio. Registrato. Della Street Food Mobile (www.streetfoodmobile.com) si era occupata qualche mese fa la redazione di Donna de La Repubblica, sottolineandone l’ampia diffusione in contesti urbani statunitensi ed asiatici.

Certo che, a pensarci bene, un’Ape Piaggio itinerante (e sovraccarica di ciauscolo, pecorino e vincisgrassi), tra le colline della nuova provincia farebbe la sua decorosa figura…

Pensiamoci sopra, anche dalla lontana terra dei “torbati”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 





Facciamo finta

27 08 2008

 

Prima riunione per l’inserimento di Tommaso al Nido comunale. Appuntamento per le ore 21. Alle 21.30, nonostante l’aula gremita, nessun movimento. Un’amica piuttosto battagliera invita la coordinatrice dell’incontro ad iniziare. Manca ancora l’assessore, è la risposta.

Ma l’intervento dell’assessore, considerando l’abissale ritardo accumulato, potrebbe anche chiudere la serata. O no?

La coordinatrice, lapidaria: “Facciamo finta che non ho sentito le tue parole”.

Un angoscioso timore reverenziale – quello della coordinatrice – che continuerà a manifestarsi durante tutta la sua presentazione. Perché a pochi passi da lei, nel frattempo, l’assessore aveva preso posto. Scusandosi per l’orario.

Dicono che ad incutere maggior timore nei dipendenti pubblici siano i dirigenti. Di qualunque settore. Ma se all’assessore di turno dovessero girare, sempre meglio uno zelante inchino…





Sos Acqua

26 08 2008

 

di Alex Zanotelli (fonte: www.carta.org)

 

Nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell’Arca di Noè (Cosenza), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on. Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!)

 

Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.

Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici, con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’acqua, queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male. Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti! Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici Rosario Lembo e Riccardo Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali“.

Ci stiamo facendo a pezzi anche la nostra costituzione!

 

Concretamente cosa significa tutto questo? Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati. Acqualatina (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua, ha il 46,5per cento di azioni), che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300 per cento! Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina! Ora nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina! L’obiettivo? Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare.

E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli!

 

L’ estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania.

L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili. Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli). Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M. Florio dell’università degli studi di Milano.

Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica, l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari.

A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un Comune di centomila abitanti della provincia di Napoli), 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori, (una SPA di cui il 46 per cento delle azioni è di proprietà dell’Acea di Roma). Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento).

“Non pagate le bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto.

Mi chiedo amareggiato: ma dov’è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Ma cosa succede in questo nostro paese? Perché siamo così immobili? Perché ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori? Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua ?

Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua?

 

Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente, senza essere SPA.

“L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito” profitto – ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra –. Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile”.

Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!)

E’ quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI: ”Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana. Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.”

Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua?

 

L’acqua è vita. “L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore – ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro – ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita.”

Sull’acqua ci giochiamo tutto!

Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti.

Diamoci da fare perché vinca la vita!

 





A fiaccola spenta

25 08 2008

 

 

Il sipario su Beijing 2008 rompe il silenzio agostano del blog. Perché le Olimpiadi, da 24 anni (Los Angeles 1984) continuano a rapirmi. Sono gli sport senza clamore a liberare la mente: dalla canoa alla pallanuoto, dalla ginnastica alla mountain bike.

Nessuna attrattiva, invece, per quello che trivialmente chiamano “spirito olimpico”, riesumato da Jacques Rogge, presidente del Cio, nel discorso di chiusura della XXIX edizione dei Giochi.

Quel Rogge che nelle due settimane di gare si è distinto sia per aver negato a Georgia e Spagna la possibilità di listare a lutto le proprie bandiere, sia per aver criticato aspramente Usain Bolt, fenomeno giamaicano dell’atletica, per la sua esultanza dopo aver surclassato gli avversari in pista.

Quel Rogge che, di fronte alle ripetute frodi (sportive) pro Repubblica Popolare Cinese, ha scelto un profilo ovattato.

Quel Rogge che, nel sottolineare come il mondo abbia imparato qualcosa sulla Cina e la Cina abbia imparato qualcosa sul mondo, ha tralasciato senza remore ‘dettagli’ come la censura mediatica e la repressione dei diritti umani, quest’ultima strumentalmente riportata in auge anche dai nostri atleti (dal portabandiera ai medagliati), mentre la fiaccola olimpica iniziava a spegnersi.

Londra 2012 non avrà una connotazione dissimile. Di doping e potere politico all’interno delle singole federazioni si continuerà a non proferire parola. Ma proverò ad esserci. Per contemplare gesti immuni da allucinazioni a cinque cerchi.