Cuochi di bassa cucina

28 10 2008

 

da Piero Calamandrei in “Scuola Democratica”, 20 marzo 1950

 

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

 

(grazie a Roberto Vallasciani per la segnalazione – www.noidisinistra.org)





I tagliatori di teste

24 10 2008

 

da Annozero del 23 ottobre 2008 (www.annozero.rai.it)





Oggi guardo il cielo. E manifesto

24 10 2008

 

Sondaggi alla mano, la mia potrà pur avere le sembianze di una visione paradossale. Ma qualche coscienza inizia a ridestarsi. Anche perché il livello di improvvisazione toccato da questa maggioranza parlamentare (Governo compreso), sfiora una comicità da Bagaglino dei tempi peggiori.

Spot h24, senza un progetto complessivo, con rifiuti (Napoli) e crisi (occupazione, consumi, credito…) nascosti sotto il tappeto. Lacerazioni nel sistema del welfare. Demolizione impietosa della concertazione. Appoggio incondizionato a lobby di terra e d’aria. Propulsione di agitazioni improntate ad un razzismo da ventennio. Ed il cagionevole dirottamento della pubblica istruzione ad una dimensione privatistica, che attraverso la lettura delle norme contestate da migliaia di studenti ed insegnanti (Decreto Gelmini http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/testo_int.asp?d=40106 e Legge 133 http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm, in particolare all’Art.16), emerge in tutta la sua drammaticità. Nonostante un presenzialismo televisivo imperniato sulla negazione di atti e dichiarazioni (http://it.youtube.com/watch?v=kZkgwEU8jvo). Non ultima quella sull’invio delle forze dell’ordine presso gli atenei in stato di agitazione.

Le parole di Francesco Cossiga rilasciate al QN, pubblicate sul sito di Daniele Colò (www.danielecolo.it), chiudono tragicamente il cerchio: “Maroni […] dovrebbe ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. […] Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri […] nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano […], soprattutto i docenti […] non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. […] Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!”.

Un cerchio frantumabile soltanto attraverso il dissenso. E la scelta di manifestarlo.





Scuola di polizia

23 10 2008

Vignetta di Vauro (il manifesto, 23 ottobre 2008)





Piccole scuole a rischio soppressione

16 10 2008

 

COMUNICATO STAMPA

 

Con l’ennesimo colpo di mano il Governo approfitta di un decreto legge, il n. 154 del 7 ottobre 2008 riguardante “disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria”, per inserire un articolo sulla scuola, l’art. 3, nel quale si impone di procedere al dimensionamento delle istituzioni scolastiche, peraltro materia di competenza delle regioni, entro il 30 novembre di ogni anno. Il Piano programmatico del Ministero prevede “il progressivo superamento delle attuali situazioni relative a plessi e sezioni staccate con meno di 50 alunni e rende precaria l’esistenza di quelli che ne hanno 100. Si tratta di tante scuole ubicate soprattutto nei piccoli comuni o nelle realtà di montagna. Nelle Marche sono circa un centinaio i plessi e sezioni staccate a rischio in quanto alla data del 1 settembre 2008 presentano meno di 50 alunni, di cui:

10 nella provincia di Ancona

14 nella provincia di Ascoli Piceno

19 nella provincia di Fermo: Montottone, Campofilone, Ortezzano, Montefalcone Appennino, Montefortino, Montottone, Monte Giberto, Massa Fermana, Monterubbiano, Lapedona, Ortezzano, Montelparo, Santa Vittoria, Montefalcone Appennino, Montefortino, Monsampietro Morico, Francavilla d’Ete, Magliano di Tenna, Belmonte Piceno;

27 nella provincia di Macerata

32 nella provincia di Pesaro e Urbino.

In particolare, di scuole elementari ce ne sono in ogni paese, anche in quelli piccoli e chi conosce queste realtà sa che la chiusura di una scuola rappresenta spesso per queste comunità l’inizio della disgregazione, la negazione di un tratto identitario fondamentale.

Nel silenzio assordante delle amministrazioni locali la CGIL di Fermo sollecita i Sindaci affinché si mobilitino e prendano posizione contro tali misure che impongono scelte drastiche che prescindono dalla valutazione più complessiva della situazione scolastica e locale.

 

Alessandro Pertoldi (Segretario CGIL Fermo)





Diari artificiali

13 10 2008

 

Il revisionismo di moderata versione richiede perseveranza. Senza vincolo di clandestinità. E se in pubblico soccorso a tesi arbitrarie arriva la cavalleria mediatica, ecco che l’artificio si tramuta in consenso. Anche elettorale.

E’ questa la (sola) chiave di lettura di un incontro – quello che il condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa Marcello Dell’Utri terrà venerdì 17 ottobre a Fermo – caratterizzato da un approfondimento dei diari che il tutor di Vittorio Mangano presso Villa San Martino di Arcore (http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mangano) continua ad attribuire al noto statista Benito Mussolini.

Un tour nella Penisola di inderogabile valenza storiografica, indifferente alla perentoria stroncatura dei massimi esperti in materia e soprattutto ad un’autenticità (?) ancora al vaglio. Particolare, quest’ultimo, che chi di mestiere si occupa di informazione – e quindi di fondatezza delle notizie – sembra ignorare.

Del caso di era occupato approfonditamente L’Espresso nel febbraio 2007 (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/La-vera-storia-dei-falsi-diari/1510647&ref=hpstr1). Con una copertina a dir poco esplicita.





Rainin’ in paradize

9 10 2008





5.000 abbonamenti per Carta

8 10 2008

Cinquemila abbonamenti permetterebbero a Carta (www.carta.org) di sopravvivere al tentato omicidio, ovvero al taglio della legge per le cooperative di giornalisti. Un abbonamento biennale vorrebbe dire che scommettete con noi che tra due anni saremo ancora vivi. Regalare un abbonamento a un amico aiuterebbe ad allargare il cerchio di chi conosce Carta.

120 euro l’abbonamento annuale.

200 euro l’abbonamento biennale o due abbonamenti insieme.

70 euro il semestrale.

Potete abbonarvi con la carta di credito su bottega.carta.org o conto corrente postale n.16972044 o conto corrente bancario Iban IT85D050 1803 2000 0000 0110 440.

 

 

 





E’ tempo di Cinemania

8 10 2008

 

 

Riparte, presso la Sala degli Artisti di Fermo, la rassegna di film d’autore Cinemania sul tema “Resistere alla deriva – riaffermare i valori”. Spettacolo unico ore 21,30, prezzo del biglietto 4,50 euro (info: tel. 0734.221714).

 

PROGRAMMAZIONE (dall’8 ottobre all’11 dicembre 2008)

 

Mercoledì 8 / giovedì 9 ottobre

LE TRE SCIMMIE

drammatico (Italia, Turchia 2008 109’)

di Nuri Bilge Ceylan con Hatice Aslan

Una famiglia disgregata da piccoli segreti che nel tempo si sono trasformati in grosse bugie, tenta disperatamente di restare unita rifiutando di affrontare la Verità. Per evitare di rendere più difficile la situazione e più pesanti le responsabilità, si sceglie di negare questa Verità, rifiutando di vederla, di ascoltarla o di parlarne, come nella favola delle ‘tre scimmiette’.

(PREMIO PER LA MIGLIOR REGIA AL FESTIVAL DI CANNES 2008)

 

Mercoledì 15 / giovedì 16 ottobre

IL RESTO DELLA NOTTE

drammatico (Italia 2008, 100’)

di Francesco Munzi con Sandra Ceccarelli, Valentina Cervi

I coniugi Silvana e Giovanni Boarin sono ricchi borghesi del nord est italiano. Lei soffre di disturbi nervosi e quando in casa sua spariscono alcuni oggetti di valore, contro la volontà del marito e della figlia Anna, licenzia la domestica rumena, Maria, ritenendola colpevole del furto.

(PRESENTATO NELLA “QUINZAINE DES REALISATEURS” CANNES 2008)

 

Mercoledì 22 / giovedì 23 ottobre

LA RABBIA DI PASOLINI

documentario (Italia 2008, 76’)

di Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Bertolucci

Partendo dal testo del poeta e dalla collezione di ‘Mondo libero’, Giuseppe Bertolucci e Tatti Sanguineti provano a restituire all’opera di Pasolini i connotati dell’originale. La Rabbia’ scorre magmatico e profetico mescolando i funerali di De Gasperi e l’ode a Marilyn, Giovanni XXIII e i caduti di Cefalonia, la Guerra in Corea e le gare di ballo, l’incubo nucleare e l’avvento della tv, fonte di ogni futuro abominio, con una lucidità visionaria ribadita dalle interviste montate in appendice.

 

Mercoledì 29 / giovedì 30 ottobre

PARIS-PARIGI

drammatico (Francia 2008, 130’)

di Cédric Klapisch con Juliette Binoche, romani Duris, Fabrice Luchini

Pierre è un ballerino professionista. Quando scopre di soffrire di un grave problema cardiaco, è costretto a lasciare le scene. In attesa di un trapianto, la sua vita è ormai sospesa. Bloccato in casa, ha come unico passatempo quello di osservare cosa accade nel quartiere intorno a lui. Questo e l’arrivo di sua sorella Elise gli faranno capire che tutti hanno problemi, non solo lui. S

 

Mercoledì 5 / giovedì 6 novembre

ELDORADO ROAD

drammatico (Belgio, Francia 2008, 90’)

di e con Bouli Lanners

Yvan, un collerico quarantenne che commercia in auto d’epoca, sorprende il giovane Elie mentre sta per derubarlo. Ciò nonostante non gli spacca il muso. Al contrario, viene colto da uno strano affetto nei suoi confronti e accetta di riaccompagnarlo a casa dai genitori con la sua vecchia Chevrolet. Comincia così un bizzarro viaggio on the road attraverso il Belgio.

(PREMIO ‘EUROPA CINEMA’ PER IL MIGLIOR FILM E PREMIO FIPRESCI ALLA 40 “QUINZAINE DES REALISATEURS”CANNES, 2008 – PREMIO PESARO NUOVO CINEMA 2008)

 

Martedì 11 / mercoledì 12 / giovedì 13 novembre

IL SEME DELLA DISCORDIA

commedia (Italia 2008, 90’)

di Pappi Corsicato con Caterina Murino, Alessandro Gasman, Martina Stella

Il matrimonio di Veronica e Mario, entrambi impegnati anima e cuore nelle rispettive carriere, nonostante le apparenze sta naufragando. La scintilla per la separazione scocca quando Veronica scopre di essere incinta e Mario, invece, riceve la notizia della sua sterilità.

IN CONCORSO ALLA 65. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA 2008

 

Mercoledì 19 / giovedì 20 novembre

MACHAN – LA VERA STORIA DI UNA FALSA SQUADRA

drammatico (Italia, Sri Lanka 2008, 110’)

di Uberto Pasolini

Manoj fa il barista e Stanley fa il fruttivendolo ambulante. Vivono a Colombo, in Sri Lanka, sono amici per la pelle e hanno un sogno: andare a vivere in Occidente. Ma per l’ennesima volta la loro richiesta di visto è stata respinta. Ma forse non tutto è perduto. Per caso incappano in un bando di gara per partecipare ad un torneo di palla a mano in Baviera. Assolutamente ignoranti di cosa sia questo sport, decidono comunque di inviare una richiesta di partecipazione.

(PRESENTATO ALLA 5. EDIZIONE DELLE ‘GIORNATE DEGLI AUTORI – VENICE DAYS’, VENEZIA 2008)

 

Mercoledì 26 novembre

Giovedì 27 novembre (inizio ore 21 – introdurrà l’argomento del film Gianluca Frinchillucci, direttore dei Musei Scientifici di Fermo e ricercatore sul campo in Amazzonia)

LA TERRA DEGLI UOMINI ROSSI – BIRDWATCHERS

drammatico (Italia 2008, 120’)

di Marco Bechis con Claudio Santamaria, Chiara Caselli

I fazendeiro sono i ricchi possidenti di immense coltivazioni che si estendono sul Mato Grosso. La loro ricchezza si basa sullo sfruttamento degli indio, la tribù dei Kaiowà. Antica tribù del Sudamerica, le cui terre già dalla fine dell’800 sono state disboscate e usurpate da allevatori e coltivatori di tè. Costretti a vivere ammassati in riserve anguste poste dal governo ai margini delle città hanno visto aumentare il numero dei suicidi tra i giovani.

(IN CONCORSO ALLA 65. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA 2008)

 

Mercoledì 3 dicembre

(inizio ore 21 – introdurrà l’argomento del film il pedagogista Giacomo Sortino, responsabile minori della Comunità di Capodarco)

Giovedì 4 dicembre

PA.RA.DA.

drammatico (Italia 2008, 100’)

di Marco Pontecorvo, con Jalil Lespert, Evita Ciri, Daniele Formica

Miloud, un clown di strada franco-algerino, è arrivato a Bucarest tre anni dopo la fine della dittatura di Ceausescu. Qui Miloud è entrato in contatto con i ‘boskettari’, i bambini orfani o poverissimi che vivono ammassati nella rete dei canali dove passano i tubi del riscaldamento. Dopo aver vinto la diffidenza dei bambini, Miloud ha fondato il circo Parada, dando loro una via per sfuggire alla miseria e alla violenza della strada.

(MENZIONE SPECIALE DEL PREMIO FRANCESCO PASINETTI ALLA 65. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA 2008 NELLA SEZIONE ‘ORIZZONTI’)

 

Mercoledì 10 / giovedì 11 dicembre

E PER FINIRE… il film verrà scelto fra quelli in uscita nei prossimi mesi

 





Noi, buoni a nulla

3 10 2008

 

di Simona Baldanzi (www.figliadiunavestagliablu.it)

 

Sono stata a luglio e settembre 2008, nei tre cambi base dei cantieri della Variante di Valico di Barberino di Mugello, per una ricerca condotta dall’Asl 10 di Firenze sulla sicurezza, sui disturbi psicofisici del lavoro a turni, sul mobbing, sull’uso di sostanze. Mi avevano chiamata perché sette anni fa feci una tesi sui lavoratori della Tav, sul loro rapporto con la comunità locale e quindi avevo esperienza come ricercatrice sociale o come “ragazza dei questionari”, come mi chiamavano i lavoratori.

 

Ieri tre operai sono precipitati da un pilastro del viadotto dell’A1, lotto 13 della Variante di Valico proprio a Barberino. Due erano della ditta Toto e uno di una ditta subappaltatrice. A casa ho la lista dei loro nomi, a fianco mettevo una X e la data quando mi restituivano il questionario, solo per fare i conti di quanti li compilavano, perché poi le loro risposte erano anonime.

 

Quando ieri mi hanno chiamato al telefono per chiedere a me cosa fosse successo e io non ne sapevo nulla, ho rivisto le facce dei lavoratori quando salgono a squadre sui furgoni e ti salutano dal finestrino. Ho pensato a quell’elenco, ho pensato al mio paese, ho pensato alle imprese e ai sindacati, ho pensato al mio lavoro. Ho pensato che tutti quanti siamo dei buoni a nulla. 

 

Il campo base della ditta Toto si trova dentro al cantiere. Quando ci sono stata la prima volta ho faticato a crederlo: come è possibile permettere che i lavoratori mangino, dormano, vivano sotto l’imbocco della galleria 24 ore su 24 nella polvere, nel rumore, nel lavoro nel 2008? Ho avuto subito la percezione che fosse peggio dei cantieri dell’Alta Velocità: se credevo che i cantieri della Tav fossero il punto di partenza per migliorare, mi ero sbagliata. Qua si torna indietro, si perdono diritti come cadono le foglie d’autunno, solo che poi i rami seccano e non nasce più niente.

 

Le ditte che hanno in appalto i lavori sono BTP (Baldassini Tognozzi Pontello), Todini e Toto. Per l’Alta velocità il committente era unico, il CAVET (Consorzio Alta Velocità Emilia Toscana). Sebbene per entrambe le opere ci siano miriade di subappalti, è chiaro che la frammentazione dei lavori in lotti e conseguenti ditte, rende più difficile anche una gestione unitaria della sicurezza: occorrono più controlli, si ha a che fare con più responsabili e con organizzazioni diverse.

 

La Variante di Valico è un’opera ritenuta ormai necessaria da tutti, non ha opposizione dalle forze politiche, non c’è conflitto intorno al progetto per cui non ci sono riflettori accesi, discussioni, informazione. Sull’Alta velocità non era così, soprattutto all’inizio dei lavori. Difatti, col proseguire dell’opera e l’attenzione diminuita, i turni sono peggiorati, la frammentazione del lavoro in subappalti cresciuta e le morti pure.

 

I lavoratori dell’Alta Velocità facevano turni che già ritenevo durissimi: il cosiddetto quarto turno con 6 giorni di lavoro e uno di riposo, 6 giorni di lavoro e due di riposo, 6 giorni di lavoro e tre di riposo, facendo così 48 a settimana in galleria. Già dal primo giorno di distribuzione dei questionari sulla variante di valico, ho capito che i turni qua erano ancora più duri: i lavoratori mi hanno parlato di 11, 12, 13 ore nei cantieri come orari “normali”. Alle 14 a mensa aspettavo le squadre dei turnisti che dovevano smontare. Non ne ho mai vista arrivare una. Nel questionario si chiede quante ore di lavoro fai mediamente al mese di straordinari. Alcuni lavoratori mi guardavano ridendo: la verità? Io li esortavo dicendo loro che il questionario era anonimo. Mi scrivevano 40, 50, 60 ore. Qualcuno mi ha confessato che oltre alla ditta dell’appalto lavora anche per la ditta in subappalto a nero e allora lì le ore si fa fatica anche a contarle.

 

Ho trovato lavoratori sempre più cinici, rassegnati e con uno sguardo crudo: cosa ci fai tu qui? Sicurezza? Un questionario a cosa può servire? E poi perché chiedete degli straordinari? Gli straordinari sono una cosa nostra, che c’entra con la sicurezza? Oppure: devi lavorare, se io riempio il questionario e dico la verità, poi che mi succede? Che la mia famiglia poi non mangia? Veniamo da paesi che di lavoro non ce n’è, almeno che non lavori per la mafia, quindi ci dobbiamo lamentare?

 

Ho trovato lavoratori sempre più nomadi e precari: lavorano per l’opera e poi alla ricerca di un altro cantiere. Lavoratori per la stragrande maggioranza dal Meridione e questo come alla TAV. “Sai di dove sono io? Sicuramente dalle mie parti non ci sei stata?” e io: “Perché?” e lui: “Sono di Casal di Principe, capisci?” e poi aggiungeva “A casa ho lasciato la mia famiglia. Non ho un figlio, ho una preoccupazione”

 

Compilavano il questionario forse più per sollecitazione della ditta, che noi sollecitavamo ogni volta, che non per l’interesse sulle conseguenze dei turni, sulle sopraffazioni dei capi, sull’abuso di alcol, sull’isolamento nei campi lontani da casa, dalle famiglie e dai paesi. Perché ieri mi chiedevo anche questo: io sono di Barberino, sono toscana, gli operai morti sono due calabresi e un campano. Di chi sono? Il lutto lo esprimono tutti, ma poi sarà delle loro famiglie e nient’altro. A Barberino non li conosceva nessuno o forse li hanno visti passare nei furgoni, in Piazza per un caffè, con quel loro accento di fuori, per qualche minuto. E quando tornano a casa, sono forse dei loro paesi? Non più, se ne vanno, perdono le radici, perdono territorialità e con questo le difese, familiari, sociali, politiche, di solidarietà. Anche questo c’entra con l’organizzazione del lavoro e con la sicurezza. E dopo la Tav che aveva fallito l’integrazione, non abbiamo imparato nulla per accoglierli, per andare a vedere chi fossero e di cosa avevano bisogno. Un lavoratore mi ha ringraziato tre volte perché gli ho dato indicazioni per dove andare in piscina, dopo il turno.

 

Quando eravamo un’infermiera e io a far compilare i questionari, ogni tanto arrivavano i funzionari dei sindacati. A volte erano gli stessi che venivano nei campi base della TAV, spesso ho dovuto io salutarli per ricordare loro chi fossi. Che ero di nuovo in giro nei cantieri, che poi ci avrei scritto, studiato, forse dava fastidio. Qualcuno so che ha fatto carriera, è passato di grado, nel sindacato, ma ho visto anche loro più spenti, grigi, senza nessun bagliore di conflitto, come fosse una cosa di cui vergognarsi e non una pratica di conquista, di messa in discussione del sistema. Un solo sindacalista mi parlava volentieri, mi ha detto che la sua organizzazione sindacale lo ha relegato nei cantieri perché dava fastidio da altre parti, era lì come una sorta di punizione. Lui è quello che ho visto più presente, che mi raccontava quello che vedeva, che ci provava, ecco, a difenderli quei lavoratori. Il resto un gran vuoto, tanta polvere e occhi nudi. Perché i lavoratori ti guardano come i bambini: non hanno timori a fissarti, quando arrivi, quando parli loro, quando gli dai una penna in mano, quando gli spieghi del questionario, quando ti raccontano il loro lavoro. Bisognerebbe trovare noi (tutti: ASL, sindacati, amministratori, politici, ricercatori, scrittori, altri lavoratori, cittadini) lo stesso coraggio di ricominciare a guardarli in faccia. Quando gli occhi sono stanchi, arrossati, brillanti, non quando sono spenti. Non quando sono morti. Altrimenti loro continueranno a lavorare e morire e noi a rimanere quello che siamo, buoni a nulla.