Conflitti globali

27 02 2009

volantino





Il n’y a pas de Colin dans le poisson

26 02 2009

Il n’y a pas de Colin dans le poisson” è un filmato per riflettere sul senso del finanziamento pubblico alla Cultura. Realizzato dall’associazione culturale Les Yeux d’IZO di Poitiers, è la risposta francese alla polemica sollevata da Alessandro Baricco nel suo articolo pubblicato il 24 febbraio su La Repubblica. Il video con sottotitoli in italiano è reperibile sul sito di Inteatro.

www.inteatrotv.com/index.php?cat_id=10&prod_id=161





Nucleare? Vent’anni di ritardi

25 02 2009

di Roberto Meregalli (Beati i costruttori di pace – Retelilliput)

Vent’anni di ritardo. Fra i tanti commenti all’accordo fra Berlusconi e Sarkozy sul futuro nucleare italiano, qualcuno si è lamentato che siamo arrivati a questo accordo con vent’anni di ritardo, ovviamente per colpa di quel famigerato referendum.

Iniziamo proprio da questo punto, relativamente al quale i nuclearisti seri, ottime persone spesso inascoltate dai nostri governanti, concordano nel dire che il referendum italiano non blocco’ alcunché in realtà: solo la centrale di Caorso non venne riavviata (era in fermo per il ricarico del combustibile), le altre erano vetuste e non economiche, già chiuse o destinate a chiudere da Enel. Ricordiamo che il Referendum si svolse nel 1987, la centrale di Garigliano era già chiusa, quella di Borgo Sabotino era ferma dall’anno prima, quella di Trino era gia’ stata fermata due volte (nel ‘67 e nel ‘79) per problemi tecnici.

La verità e’ che il nucleare italiano non esisteva, per questo ci fu il referendum, ed era in crisi in tutto il mondo. Se si guarda alla stessa Francia, si scopre che l’EPR attualmente in costruzione è il primo impianto nuovo dopo vent’anni e che negli Stati uniti d’America, la patria del nucleare con i suoi 104 reattori ancora attivi, l’ultima costruzione venne ordinata nel 1978.

Perché questa crisi? Perché economicamente non conveniva e a maggior ragione non conviene ora. L’attuale revival revisionistico cerca di sfruttare la necessità di ridurre le emissioni di CO2.

L’annuncio di ieri pero’ sfata all’origine questo argomento, tanto sostenuto dal governo, ovvero l’indispensabilità del nucleare per rispettare gli impegni di Kyoto e dell’Unione Europea. Sfatati perché scadono nel 2020 e per quella data ieri Scajola ha annunciato che sarà pronta la prima centrale, che impiegherà qualche anno per recuperare la Co2 (tanta), che si consuma per costruire quel mammut di acciaio e cemento che e’ una centrale di tipo EPR. centrale, sia detto per inciso, che appartiene alla terza generazione che altro non e’ se non una seconda generazione (e’ un reattore ad acqua in pressione come quello di Trino Vercellese) in cui i sistemi di sicurezza sono notevolmente potenziati attraverso il sistema della ridondanza.

Dunque il nucleare non servirà a mantenere gli impegni di riduzione delle emissioni che alterano il clima concordati in sede multilaterale dal nostro paese.

A che servirà allora? A ridurre l’insicurezza degli approvvigionamenti dicono, ed è innegabile che dipendere, nella generazione elettrica, per il 60% dal gas non sia un’idea geniale da questo punto di vista.

Ma l’ultima edizione delle “Prospettive dell’energia nucleare 2008″, edito dall’OCSE (non dall’eco delle alternative), sta scritto che “Le risorse conosciute di uranio sono sufficienti ad alimentare un’espansione della capacità di produzione elettrica nucleare, senza ricorrere al riprocessamento, almeno fino al 2050″. La domanda sorge spontanea: costruiamo centrali che stiano in vita 60 anni (le stime sul costo del Kwh si fanno con questa premessa) e la prima sarà forse pronta nel 2020 sapendo che confidiamo di avere combustibile solo per 30 anni?

In questi anni si è santificato il reattore in costruzione in Finlandia, quando proprio questo reattore è citato dal Financial Times (e novembre 2008), come simbolo negativo del presunto rinascimento nucleare perché sta accumulando ritardi e i costi sono saliti enormemente, cosicché è in corso una causa legale fra committenti e il costruttore francese.

E questi francesi, come mai sono cosi disponibili ad offrirci il loro know-how? Improvvisamente filantropi? Semplicemente siamo una bella occasione per loro, l’occasione di fare un sacco di denaro trovando sbocco ad una industria che in regime di libero mercato non sta in piedi, sta in piedi solo in regimi statalisti. Sì perché tornando a guardare fuori della finestra si nota bene che a parte la Finlandia col suo ormai famoso Olkiluoto, a costruire centrali oggi sono paesi in cui l’energia è affare di Stato.

Sarkozy sta semplicemente facendo da piazzista per le sue imprese e la posta in palio e’ alta, il costo dell’EPR finlandese attualmente e’ arrivato a 4,5 miliardi, Alessandro Clerici (Presidente del Gruppo di Lavoro WEC “Il futuro ruolo del nucleare in Europa”) stima in 5 miliardi il costo di un EPR oggi, per cui 4 ERP fanno ben 20 miliardi di euro! Mica male di questi tempi.

Ma attenzione il conto non e’ finito qui perche’ per arrivare al 25% di produzione da nucleare ci vorranno altre centrali e altri soldi (in totale si stimano 37,5 miliardi di euro in centrali) e perchè il nucleare, non dimentichiamolo, e’ un sistema. Mica come un parco eolico che si mette in piedi in qualche mese e si allaccia alla linea di distribuzione ed e’ finita li, o come qualche pannello solare che si monta sul tetto. No il nucleare consuma barre di uranio che dovremo importare dall’estero e produce fastidiose scorie che vanno messe da qualche parte e custodite per qualche migliaio di anni. A questo riguardo gli italiani si ricordino che in bolletta alla voce A2 paganoogni bimestre qualcosina per sistemare le vecchie centrali nostrane.

Nel bilancio 2006 della Sogin ci citava la cifra di 4,3 miliardi di euro per smantellare il totale dei 1.200MW che avevamo costruito. La stima che circolava lo scorso anno per costruire la discarica definitiva dove mettere il combustibile consumato, attualmente stoccato un pò ovunque (in Italia e all’estero) e’ di (ulteriori) 1,5 miliardi.

Dunque siamo pronti a pagare?

Noi no, a noi sembra piu’ conveniente pensare ad altre risorse per produrre energia. Risorse che non sono chimere visto che il nostro paese, pur fra le sue mille contraddizioni, nel 2008 ha installato 1,010 MW di eolico e con questa fonte ha prodotto 6.637 milioni di Kwh (+62,9% rispetto al 2007, dati TERNA), e installato circa 300 MW di fotovoltaico. All’estero gli USA in epoca ancora pre-Obama hanno installato eolico 8 volte quanto abbiamo installato noi (e sono balzati subito in prima posizione superando la Germania), seguiti dalla Cina (6 mila MW) e dall’India.

In economia si dice che ogni paese debba sfruttare le proprie risorse, nel commercio si persegue la specializzazione seguendo la legge dei vantaggi comparati, perché non fare lo stesso in materia di energia? Perchè copiare un paese vicino quando abbiamo altre risorse naturali che ci renderebbero davvero indipendenti da ricatti esterni, riducendo le emissioni inquinanti?

Ma forse e’ una soluzione troppo semplice.

www.beati.org/nuclearecivile

 





Con altri occhi

18 02 2009

david-mills

di Rachel Donadio

www.nytimes.com/2009/02/18/world/europe/18italy.html?_r=2&emc=eta1

ROME — A Milan court on Tuesday handed down a ruling that would send the political establishments of many countries into a tailspin. It found the British lawyer David Mills guilty of taking $600,000 in exchange for lying to protect the Italian prime minister, Silvio Berlusconi.

In Italy, the ruling did not even lead the evening news. That honor went to Mr. Berlusconi’s main political rival, Walter Veltroni, who stepped down on Tuesday after his party’s solid defeat on Monday in the election for governor of Sardinia, where the Democratic Party incumbent lost to the son of Mr. Berlusconi’s tax lawyer. So the story of the day was not of corruption but of Mr. Berlusconi’s ever-expanding grip on power in Italy.

Mr. Mills said he would appeal the decision. “I am innocent, but this is a highly political case,” he said in a statement. Indeed, Mr. Berlusconi was a co-defendant until last year, when he pushed through Parliament a law granting top officials, notably him, immunity from prosecution while in office. Yet in the topsy-turvy logic of Italian politics, the ruling seemed less a defeat for Mr. Mills than still another victory for Mr. Berlusconi, who in 15 years of dominating Italian political life has managed to turn every legal setback into political capital. A billionaire who owns Italy’s largest private media empire, Mr. Berlusconi has been repeatedly convicted of corruption, only to see the charges overturned on appeal or wither when statutes of limitations lapsed. He has pleaded not guilty in each case. The more Mr. Berlusconi works the system to his advantage, the more Italians seem to admire him.

“There is a part of Italian society that thinks it is scandalous that there is a prime minister who has faced so many charges, who has huge conflicts of interest,” said Sergio Romano, a columnist for the newspaper Corriere della Sera. “It’s probably a minority, but it is quite vocal.” He added, “I think that the real question we should ask is why there is a part of Italian society that isn’t scandalized?” Most Italians can barely keep Mr. Berlusconi’s many legal cases straight. It seems he barely can, either. “I’m the universal record-holder for the number of trials in the entire history of man — and also of other creatures who live on other planets,” he said last year.

Roberto D’Alimonte, a political science professor at the University of Florence, said: “The only people who care is the anti-Berlusconi minority. Public opinion doesn’t — that’s part of the Berlusconi phenomenon.”

There is also a kind of Catholic realpolitik, in which human beings are understood to be fallen.

Alexander Stille, the author of “The Sack of Rome,” a critical account of the rise of Mr. Berlusconi, said most Italians have “talked themselves into the point of view that politics is a dirty business, that everyone has skeletons in the closet, judges have paid more attention to Berlusconi than to most people, therefore they found more skeletons.”

Mr. Berlusconi entered politics in 1994, in the wake of a bribery scandal in which a third of the Parliament came under indictment. The judiciary was then seen as an admirable branch of government. But over the years, he has managed to transform public perceptions of the judiciary with his relentless accusations that they are left-wing ideologues unjustly singling him out.

“There’s a part of the country that fears the left; they are afraid of the left, and Berlusconi preys on those fears,” Mr. Romano said.

In December, prosecutors accused Mr. Mills of taking money in 2000 in exchange for providing false testimony in trials in 1997 and 1998 relating to offshore companies that Mr. Mills helped set up in the 1990s for Fininvest, Mr. Berlusconi’s holding company. Prosecutors said Mr. Mills failed to tell a court that two offshore companies involved in buying United States film rights had links to Mr. Berlusconi, The Associated Press reported. They also said Mr. Mills failed to mention a 1995 telephone call with Mr. Berlusconi in which the two discussed what were said to be illicit payments from Mr. Berlusconi to the Socialist leader Bettino Craxi, who died in 2000. On Tuesday, Mr. Mills was given a four-and-a-half-year sentence, but it is unlikely that he will serve jail time. Under Italian law, prison terms begin only after a definitive ruling.

It is also unlikely that the two more rounds of appeals that are possible will end before 2010 — when the 10-year statute of limitations in such cases is up. Similarly, if Mr. Berlusconi stays in office until then, the case against him will die, too. Prosecutors in Milan began investigating Mr. Mills in 2004 after a tip from authorities in London, where Mr.

Mills’s tax accountant had come forward with concerns about potential improper use of money. In 2004, Mr. Mills wrote to his accountant, Bob Drennan, about the tax status of a payment from associates of Mr. Berlusconi. In a letter to Mr. Drennan, Mr. Mills wrote, “I told no lies, but I turned some very tricky corners, to put it mildly, and so kept Mr. B. out of a great deal of trouble he would have been in had I said all I knew,” according to a widely published copy of the letter. In exchange for his testimony, he said, he received money that he “could treat as a long term loan or a gift.”

In July 2004, Mr. Mills told prosecutors in Milan that the letter was accurate, and that he had received $600,000 from associates of Mr. Berlusconi in recognition for providing favorable testimony. Later Mr. Mills retracted his statement. Mr. Mills is the estranged husband of the British Olympics minister, Tessa Jowell, who in a statement issued by her office on Tuesday said, “This is a terrible blow to David and although we are separated I have never doubted his innocence.” The prosecutor in the Mills trial, Fabio de Pasquale, has challenged the legality of the law granting Mr. Berlusconi and Italy’s highest elected officials immunity. The Constitutional Court of Italy has not yet ruled on the matter.

News reports in the fall said Mr. Berlusconi was considering nominating Niccolò Ghedini, his own lawyer, to fill a vacancy on the Constitutional Court. In an interview last fall, Mr. Ghedini said that was unlikely, but not because of his involvement in the prime minister’s legal cases. “No, not at all,” he said then. “Because I like being a lawyer. I’d never want to be a judge.”





La speranza di un nuovo “sentire”

11 02 2009

Al mio post di ieri sono seguite diverse mail. Tra queste, ho scelto di pubblicare una riflessione dell’amico Gianni Conte.

Ciò che tu dici io posso comprenderlo molto bene perchè come tu sai nello scorso mese di ottobre, solo poco più di tre mesi fa, mentre ero impegnato con i problemi del nostro territorio (forse lo facevo anche per non pensare ad altro), mia madre all’età di 69 anni si spegneva dopo oltre un mese di coma vegetativo per un arresto cardiaco avvenuto a settembre.
Il dolore è troppo fresco per parlarne. Vedo ancora i suoi occhi aperti che sembravano mi dicessero “mi fido di te, pensa tu a me ora che non posso più parlare, muovermi, esprimermi in qualsiasi modo”. Si erano ribaltati i ruoli, mentre la accudivo, pensavo a quante volte lei mi aveva accudita quando ero infante. Rivedevo la mia infanzia più remota nei gesti di affetto e di attenzione che rivolgevo a lei. Sapevo che si stava chiudendo il “cerchio” della sua vita.
In questi giorni pensavo ad Eluana e non potevo non pensare a mia madre nelle stesse condizioni.
A volte penso che siamo proprio in tanti ad aver vissuto questa dolorosa e tristissima esperienza. Quanti di noi nel loro cuore conoscevano già la triste vicenda di Eluana e l’altrettanto triste epilogo. Perchè un familiare lo sa quando la clessidra del suo congiunto sta terminando. E’ solo la morte purtroppo il capolinea di queste vite sfortunate. La morte è l’unica certezza che dovrebbe guidarci per non perdere il senso della vita: amare.
Non so proprio che dire, specie ora che mi assale una profonda solitudine nei ricordi di mia madre. Speravo solo in un pietoso silenzio per rispetto di Eluana e di quei poveri genitori che sono sopravvissuti al dramma più grande del mondo: perdere un figlio! Invece no, anche qui i nostri politici sono riusciti a dare il peggio.
Certe volte vorrei trasferirmi in capo al mondo per quanto mi rattrista la nostra condizione di miserabili italiani, nuovi figli di un dio minore che potrebbe chiamarsi anche televisione!
Ma non ci sono rifugi adatti sul pianeta, ecco perchè sono costretto a sognare e sperare in una umanità migliore, per non soccombere! Anche se la speranza di un nuovo “sentire”, di un po’ più di umanità (cosa vuol dire ormai questa parola?) a prescindere dalla mia volontà, mi accompagnerà per sempre.
Se vuoi posta pure questo commento, forse potrà aiutare qualcuno a capire…
Gianni Conte





Basta

10 02 2009

Nelle precedenti settimane non sono riuscito a trovare la forza per esprimere un’opinione concreta sulla vicenda di Eluana Englaro. Forse perché custodisco ancora dentro gli ultimi respiri di mio padre.

E’ passato quasi un anno. E di affinità ne continuo a riscontrare con il caso che ha scosso un’Italia (e un mondo, quello giornalistico) silente ad oltranza.

A partire dal dolore. L’unico sentimento che pervade la mente quando una persona che ami non combatte più. Alberto ha attraversato i suoi ultimi giorni perdendosi. L’effetto della morfina e di qualche decina di farmaci aveva resettato il suo cervello, raccogliendo nella memoria frammenti.

Non c’era più alcuna logica nelle sue richieste. Nessuna umanità.

In quei momenti – e un giorno, da soli, era stato lui stesso a porre l’interrogativo – si arriva a chiedersi se quella devastante inquietudine abbia un senso. Se l’artificio, endovena o meccanico, possa continuare ad alimentare illusioni. E se non sia piuttosto arrivato l’istante per dire, in lacrime, “basta”.

Ragionavo sulle possibilità, lucidamente. E sulla materialità delle norme.

Se fosse stato possibile, avrei interrotto o no quel calvario? Ancora sono qui, a cercare risposte.

Ma quel vuoto è rimasto. Ed è rimasto un vuoto legislativo, che ponga un familiare, qualsiasi familiare, di fronte ad una scelta. Senza pregiudizi. Senza bandiere o dogmi.

Da ieri sera in centinaia continuano a gridare “assassini”. Altri vorrebbero Peppino Englaro senatore della Repubblica. Altri ancora fanno la conta dello share televisivo di un lunedì di vergogna. A pochissimi appare evidente come soltanto l’assenza di voci possa liberare la sua famiglia da un tumulto paradossale. Un tumulto foraggiato a colpi di testi sacri e decreti.

Tutti, senza eccezioni, abbiamo scritto una delle pagine peggiori della nostra storia.

Basta.